martedì 12 aprile 2016

a K.

                                 a K.

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d’una giovinetta palma.

Eugenio Montale, da Ossi di seppia  





domenica 10 aprile 2016

Sergius Sobolevskius loquitur et Michael Pokrovskius

S. – […] penitus quidem veterum lectione imbuendi sumus, recentiores tamen sedulo evolvendi sunt vel eo consilio, ut ad antiquos quasi per gradus quosdam ascendamus. nam Ciceronis splendor ita primum oculos perstringit, ut caecutiant aspernentque caeleste illud lumen. itaque clarae luci paullatim recentiorum lectione assuescendum; quare non absurde Wyttenbachius, qui sese ad latinitatis studium quodammodo magis legendis Mureti orationibus, quam ipsius Ciceronis excitatum fuisse fatebatur, et si quid ad scribendi facultatem profecisset, eius se magnam partem Mureto debere, et memini me Petrarcae lectione primum impetum ad Ciceronem legendum cepisse.

Helgus Nikitinski, Sergius sive de eloquentia grammaticorum libri duo, I, pp. 25-27.















venerdì 8 aprile 2016

Τὴν δὲ σοφίαν ἔν τε ταῖς τέχναις τοῖς ἀκριβεστάτοις τὰς τέχνας ἀποδίδομεν

Τὴν δὲ σοφίαν ἔν τε ταῖς τέχναις τοῖς ἀκριβεστάτοις τὰς τέχνας ἀποδίδομεν, οἷον Φειδίαν λιθουργὸν σοφὸν καὶ Πολύκλειτον ἀνδριαντοποιόν, ἐνταῦθα μὲν οὖν οὐθὲν ἄλλο σημαίνοντες τὴν σοφίαν ἢ ὅτι ἀρετὴ τέχνης ἐστίν· εἶναι δέ τινας σοφοὺς οἰόμεθα ὅλως οὐ κατὰ μέρος οὐδ' ἄλλο τι σοφούς, ὥσπερ  Ὅμηρός φησιν ἐν τῷ Μαργίτῃ
τὸν δ' οὔτ' ἂρ σκαπτῆρα θεοὶ θέσαν οὔτ' ἀροτῆρα
οὔτ' ἄλλως τι σοφόν.

Aristotele, Etica Nicomachea, Z, 7, 1141a 9-14

«Noi attribuiamo la sapienza nelle arti a coloro che raggiungono la più alta maestria nelle loro arti : per esempio, diciamo che Fidia è uno scultore sapiente e Policleto un sapiente statuario, indicando qui con “sapienza” nient’altro che l’eccellenza in un’arte. Ma non pensiamo che ci siano degli uomini sapienti in senso onnicomprensivo e non sapienti solo in un campo particolare o in una cosa determinata, come dice Omero nel ‘Margite’:
“costui gli dèi non lo fecero né zappatore né aratore né sapiente in qualche altra cosa”.»

VI, 7, 1141a 9-14, trad. Claudio Mazzarelli,
Bompiani Testi a fronte, 2007, direttore Giovanni Reale, segretari: Vincenzo Cicero, Giuseppe Girgenti, Roberto Radice




giovedì 7 aprile 2016

Giovedì 7 aprile 2016

Incontrare, per caso, una vecchia conoscenza, scambiarlo per un poeta, ricevere la risposta che no, non è un poeta. Col passare del tempo i volti, i nomi, le situazioni si sovrappongono, e degli stessi avvenimenti, in un confronto ravvicinato, si hanno versioni contrapposte. Mi è già accaduto. Del resto non esistono fatti, come si sa, ma solo interpretazioni. E, fatti i nomi di altri conoscenti e/o amici comuni, è infine emerso che, in passato, la persona in questione aveva scritto alcune poesie, e mi ha citato anche un'antologia in cui quelle sono state raccolte. Del resto tutti sono poeti, o dovrebbero esserlo, ma la mia intuizione non mi aveva ingannato, può darsi che fosse in incognito o che non si consideri un poeta. Comunque ci conoscevamo. Ma ora mi sorgono dei dubbi: con chi ho realmente parlato?


martedì 5 aprile 2016

Homuncionem lepidissimum!

Umile e ingrata fu, all’inizio, l’attività pratica cui si dedicò Quinto Orazio Flacco, appena arrivato a Roma. Più tardi si sarebbe rifiutato di fare il segretario del principe, che scherzosamente lo soprannominava “membro purissimo”, purissimum penem, secondo quanto racconta Svetonio, o tutt’al più “lepidissimo ometto”, homuncionem lepidissimum. Era un ometto ridicolo, piccolo e obeso. Di modesta estrazione sociale, faceva lo scriba quaestorius per sopravvivere. E nient’altro sembrava avere importanza attraverso quell’impiego nell’amministrazione del fisco, ottenuto dietro l’interessamento di Asinio Pollione: un lavoro come ogni altro, del resto, e lontano dalla letteratura. Nemmeno aveva abbandonato quest’ultima, dopo essere stato ad Atene, nonostante l’audax paupertas e, si direbbe, proprio grazie a quella. Il futuro sarebbe stato illecito sapere - scire nefas! – e, proprio in questo periodo, maturò la conversione definitiva all’epicureismo, rivissuto alla sua maniera, del tutto personale, con influssi lucreziani (cfr. Sermones I, 3 ma anche I 2 e I 8).





giovedì 31 marzo 2016

uno spirito convinto che l’appello sia illusorio

«In base a che cosa potete decidere che una vocazione è autentica, dal momento che secondo voi, se ho afferrato bene il vostro pensiero, non c’è voce che, di lassù, chiami colui che crede di udire questa voce abbastanza nettamente per obbedirle? e la Chiesa che, tutta intera, si è levata all’appello di quella voce e che accoglie coloro che obbediscono all’appello, come può pensare di venire a consultare uno spirito convinto che l’appello sia illusorio e che la voce non abbia mai chiamato?» «Io non discuto la realtà del fenomeno né la sua espressione nel mondo che l’uomo ha costruito a partire da un tale fenomeno, il punto non è qui; gli attribuisco un’altra origine, origine che ritrovo nelle forze che abitano lo spazio infinito e irriducibile della psiche umana. È per questo che mi è possibile intendermi, in una certa misura, con la Chiesa, e la Chiesa da parte sua mi dà fiducia e apprezza il mio punto di vista quando si tratti di capire se, in una persona, non ci sia nulla che le impedisca di morire completamente al mondo, di aderire a questa morte senza che questa morte e l’abito che la rappresenta  agli occhi degli altri uomini come di colui che osa portare l’abito, senza che tutto questo sia una mascherata, un travestimento di una delle forze dell’anima rispetto a un’altra forza dell’anima. In poche parole, perché ci sia vocazione autentica – non riesco a usare altro termine se non quello che è tradizionale – perché ci sia risposta valida all’appello, occorre avere compreso il Maestro quando ci invita a seguirlo; che altro vuol dire: obediens usque ad mortem crucis, se non che con tutta l’obbedienza di un figlio amoroso, egli ha, sulla croce – questo letto nuziale – abbracciato sua Madre, la Morte, alla quale ci ha convitati». «Volete dire che la Chiesa… - domanda Jérôme, - volete dire che Nostra Santa Madre Chiesa non sarebbe che l’immagine…»  «La Chiesa non dice che cosa essa è, - dice Persienne, - ma sa che io lo so».

Pierre Klossowski, La vocazione interrotta, a cura di Guido Neri, Einaudi 1980, pp. 54-55




Il fascino dell'inespresso

La lunghezza d’onda passa al di là di corpi e luoghi, specie quando sussistono affinità elettive. Perciò gli amori mentali sono i più belli, pur non annettendosi fisicità su nessun piano.



martedì 29 marzo 2016

appari, come vorresti essere

«[18]

Socrate: sii come vorresti apparire: il criterio è l’apparenza.
Machiavelli: non curarti di chi e di come sei; se puoi soltanto apparire, sembrare. Nella sfera in cui agisci non importa che cosa sei. Ergo: appari, come vorresti essere.»


Hannah Arendt, Quaderno XXI


lunedì 28 marzo 2016

Marie-Jeanne Roland de la Platière

«Madame Roland, sul patibolo, chiese materiale per scrivere, per annotare i singolarissimi pensieri che le erano venuti nell’ultimo tragitto. Peccato che glielo si sia rifiutato! Giacché alla fine della vita vengono alla mente in sé raccolta pensieri fino allora impensabili. Essi sono come demoni beati che si assidono risplendendo sulle cime del passato.»


Goethe, da Kunst und Alterthum, secondo fascicolo del quinto volume, (Detti sparsi), 1925, in Massime e riflessioni, 258