lunedì 1 ottobre 2012

"Intellettuale"/2






I Greci furono così il popolo antropoplasta per eccellenza.

Werner Jaeger, Paideia. La formazione dell'uomo greco




Meglio non affrontare discorsi politicamente troppo orientati in specie se nella direzione opposta, quale che sia, a quella dell’intellettuale col quale, se possibile, si sta interloquendo, se pure non chiara o scontata; prudente non essere nemmeno troppo determinati nel dare per scontato un orientamento sessuale purchessia, se l’interlocutore è freudiano: si può osare di più, in confidenza, con quello junghiano (spesso tuttavia presenti nello stesso individuo: che scoprirà la manovra e vi castrerà anche se junghiano e vi disprezzerà comunque); preferibile non parlare di vacanze in specie se all’estero, fa radicalchic; l’educazione è richiesta ma i sorrisi non devono essere stereotipati: fa falso e il rapporto naufragherà dopo cinque minuti; meglio non essere troppo edificanti in materia morale: scatta nell’altro un’istintiva diffidenza, ma neppure mostrarsi troppo cinici in quanto la ripulsa scatta ugualmente. Importantissimi sono i congedi, anche per telefono: non mandate messaggi subliminali che siano in contraddizione con quanto siete andati dicendo, anche e soprattutto nel congedo: qualunque cosa diciate, verrà radiografata in profondo con una rapidità che non riuscite a immaginare, perciò se il saluto è amichevole dovete essere amichevoli anche nei toni della voce e nell’espressione facciale (se dal vivo), che verranno sicuramente percepiti, amplificati e catalogati come messaggi principali.
Quanto al laboratorio, quanti minuti occorrono per leggere una pagina di libro? Dipende dal libro e dal lettore. Diciamo tre minuti? Ebbene, per scrivere una pagina invece non bastano tre minuti, ne occorrono molti di più. Ore. A volte intere giornate. Un libro di 150 pp. può essere letto in un paio di pomeriggi, comunque in circa sette o otto ore. Ma è stato scritto, almeno una prima volta, in 450/500 ore; poi ci sono le riscritture, le revisioni... Vi rendete conto della sproporzione davvero ingrata? È una questione di disciplina personale, che ognuno si dà come crede. Alfieri si legava alla sedia. Io procedo non per ore ma per pagine. Mi disciplino per scrivere assolutamente almeno una pagina al giorno. Quasi ogni giorno, ma se si comincia col “quasi”, si saltano le sedute e questo fa male al libro. Io sono di una pigrizia colpevole. Ma una pagina al giorno posso scriverla anche in mezz’ora o in cinque ore, dipende, l’importante è non mollare, neppure a Pasqua.
I dilettanti aspettano l’ispirazione. Scrivono dipingono musicano solo quando sono ispirati, in specie se da cielo fiore amore e tante belle delicatezze. Ma ispirazione significa disciplina. anche Dante è un “dilettante” ma oggettivamente esiste uno spartiacque e non necessariamente in termini di “letteratura vendereccia” (De Sanctis), anche se vendere non fa schifo a nessuno.
Va da sé che delle volte si lavora a vuoto. Cominci un nuovo libro e dopo cinquanta pagine ti accorgi che non funziona e lo molli. Succedeva a Moravia ed è successo a tanti. Uno scrittore mio amico ha buttato via un romanzo di mille pagine perché non ne era più convinto. O si riprende un progetto che era nel cassetto. Thomas Mann riprese il Krull dopo più di quarant’anni: lo iniziò nel 1910 e tra l’11 e il 12 lo interruppe; ne pubblicò una parte nel ‘22 e, con alcune aggiunte, nel ‘37; pensò di riprenderlo nel ‘51 e lo ripubblicò nel ‘54. Scrivere è un rischio come vivere.
Quanto alla cattiveria degli intellettuali, è un’altra cosa rispetto a quella che c’è in giro: palpabile quasi materialmente. È più sottile e scientifica quindi peggiore, e d’altro canto non è qualificabile come cattiveria perché è paradigma e principio di realtà cui è sotteso un giudizio di valore. La cattiveria di Elsa Morante è stata leggendaria, la Ginzburg non le era di molto inferiore. Ma dubito che Morante volesse essere inclusa tra gli intellettuali, o le intellettuali. Anzi, lo escludo. (Mi viene un sospetto: che la situazione italiana si sia fatta squinternata al punto che nessun istituto e forma di governo, nessuna legislazione, nessun ordine, nessun mezzo morale, politico, filosofico, d’opinione, di forza, di circostanza qualunque, di clima ecc. è in grado di gestire la situazione?)

AUGUSTUS di John E. Williams


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La fine ignominiosa di Cicerone, vero piazzale Loreto dell’antichità.
-     - Lo stupefacente azzurro degli occhi di Ottaviano (“Forse indietreggiai di un passo” Mecenate, la prima volta che lo incontra (p. 18).
-  - Nel 42 a.C., Bruto offre alleanza politica a Ottaviano mentre Orazio, offrendosi puttanescamente al miglior offerente (il futuro Augusto) fugge dall’esercito di Bruto in cui aveva militato come tribuno, vedendo chiaramente che a Filippi sarebbe stato sbaragliato.

Augustus di John E. Williams è un romanzo epistolare, costruito ambiziosamente – senza riuscirci – come Le relazioni pericolose di Laclos.


13 aprile 2012