domenica 6 novembre 2022

Greco e latino

Il greco e la mentalità greca sono attenti all'essenziale, il latino e la mentalità romana al particolare. Il greco è sintetico, il latino è analitico. In tale sintesi, il greco è più sbilanciato rispetto alla realtà di quanto non sia il latino.

L'essenziale del greco è una visione superiore ma non semplicistica (i Greci hanno vinto alle Termopili con la strategia, e cioè con la teoria). Il latino aderisce alla realtà immediatamente, la filosofia romana è quasi sempre morale. Il latino è barocco ed exundat senza essere dispersivo.

Lo spirito greco è comunitario per natura, la civitas romana è imposta dal diritto. Entrambi gli elementi attraverso percorsi diversi arrivano agli stessi risultati.




giovedì 14 aprile 2022

L'amore nella trascendenza del Dasein

Verrebbe da dire, leggendo Giorgio Agamben ("La passione della fatticità. Heidegger e l'amore", in "La potenza del pensiero"), che il Dasein esista tanto fattiziamente quanto fittiziamente, facendo riferimento alla nozione di Faktizität Ora, che il Dasein si tenga in una sospensione ambigua per cui si tiene cooriginariamente nella verità e nella non-verità è Heidegger stesso ad affermarlo ("Sein und Zeit", 222). Ho l'impressione che però Agamben forzi il Dasein nel senso del Man, anche se è pur vero che lo stesso pensiero heideggeriano a un certo punto arriva a una sorta di circolo vizioso nel quale l'autenticità e inautenticità siano entrambe - sembrerebbero - costitutive dell'essere al punto che verità e non verità si sovrappongono. 

Ma l'amore è nella trascendenza del Dasein, nel suo Schon-Sein-bei-der-Welt. Qui subentra la Faktizität, intesa come faktisches Leben, il cui carattere proprio non è husserlianamente la Zufälligkeit contingente bensì la Verfallenheit nel senso di una non-originalità costitutiva del Dasein, che è l'equivalente dell'agostiniano esser "facticia" dell'anima, distinta dal "genus facticiorum deorum". Ma l'esperienza fattizia è latente e illatente, poiché essa è nascosta nell'apertura e anche è esposta nel suo ritrarsi. Il Dasein ne risulta un "lucus a non lucendo", ossia non è mai chiuso in ciò  che lo apre, mai nascosto in ciò che lo espone. 

L'In-Sein è un Existenzial, non un Kategorial e in quanto Existenzial esprime la struttura stessa del Dasein, al quale è necessario essere Faktum e contemporaneamente avere un mondo affinché per es. la sedia possa toccare il muro, ma affinché ciò sia è necessario che il muro sia-per la sedia. È l'essere disponibile fattuale di "Sein und Zeit" (56), per cui il Dasein è la fattualità del Faktum. Però tale Faktum non è fattuale e l'Existenzial è anche un Kategorial. Infatti "la fattualità non è la fattualità del Factum brutum" ("Sein und Zeit", 134-135). Quindi la Faktizität non è a posteriori, bensì appartiene strutturalmente al Dasein. E nel contesto della storia semantica  del termine Faktizität (faitisseté - feit - faitis) che subentra il termine fétiche - Fetish - feitiço, come non oggetto posticcio e cioè segnale d'assenza, oggetto e non oggetto in Freud e come feticcio della merce in Marx. Analogamente il Dasein ha qualcosa di feticistico per la sua Faktizität in modo tale che non può, dice Agamben, "mai appropriarsi dell'ente al quale è tuttavia indissolubilmente consegnato". E esistenza autentica e esistenza inautentica non si distinguono più. Se è vero che nell'opera che rappresenta Heidegger più compiutamente il tema dell'amore è assente, se non per i rimandi a Pascal e a Agostino, giustamente Agamben cita altri testi del filosofo tedesco dove è invece trattato. La conclusione, suggestiva, di Agamben è che gli amanti "sopportano fino all'estremo l'improprietà dell'amore, affinché il proprio possa sorgere come appropriazione di quella libera impotenza che la passione ha portato al suo estremo".

(19 novembre 2020)

Rosa mystica


Ritrovo notturnamente nonché dannunzianamente un mio romanzo - un prosimetro, a rigore, un misto di prosa e versi - di 202 cartelle dattiloscritte risalente al 1996 intitolato "Rosa mystica" ma ho pensato che un titolo potrebbe anche essere "Metà della notte". Vi è riportato pure in versi un colloquio che ebbi realmente a Napoli con Adele Faccio (!). Cominciai a scriverlo o, meglio, il libro comincia proprio il 31 marzo 1996, infatti Dario Bellezza ricorre nel testo, chi si loda si sbroda ma l'ho risfogliato en diagonal ed è davvero bello, folle, lo voglio trascrivere su file - smussando, rivedendo, cambiando qualche nome. È Giovedì Santo e il madelettismo cattolico che Dario mi attribuiva forse non c'entra,ma è vero che in questi giorni tra Bataille, Jouhandeau e i simulacri letterari di Klossowski ricevo luce e ombra scapigliatamente su questo prosimetro diciamo pure giovanile che non avevo in fondo dimenticato, ma al quale non avevo più pensato sistematicamente per  chissà quali venture e invece eccolo qui, mi ha emozionato. Ma pure il titolo "Rosa mystica" potrebbe andare, è quello cui avevo pensato per primo dopotutto, si vedrà.

mercoledì 6 aprile 2022

Utopia e paranoia

Tanto è l'egoismo e la guerra perpetua connaturata al patto sociale, che tra Leopardi e Rousseau non si sa chi abbia visto più a fondo, magnanimo Leopardi da ultimo nell'imprendibile utopia della confederazione umanitaria, intransigente fino alla paranoia Rousseau nello stabilire nessi di fantasia.



lunedì 28 marzo 2022

IO, ANGELO NERO di Pino Pelosi

Non è mai il soggetto cartesiano a redigere un’autobiografia ma il soggetto frantumato, e quello di Io, Angelo Nero di Pino Pelosi (Roma, Sinnos Editrice, 1995) è emblematicamente e indubbiamente frantumato come l'io di tutti e come la struttura stessa del libro. Il risultato è letterariamente interessante perché la necessità discrivere e riscrivere la propria vitacome affermato dallo psicologo Gaetano De Leo nella prefazione, rappresenta una soluzione creativa, un modo di reagire alla pressione della comunicazione di massa che all’assassino di Pier Paolo Pasolini toccò subito subire. La scrittura come resistenza etica. L’autobiografo a sua volta è affine al paziente in analisi (Paul Jay). Potremmo parlare di una scrittura collaborativa dal momento che al testo originale di Pelosi ha messo mano per correggerlo una giornalista di cui non viene fatto il nome, ma non sarebbe giusto e neppure vero. Nel Patto autobiografico di Philippe Lejeune (ripreso da Lucia Fiorella in Oltre il patto autobiografico. Da Barthes a Coetzee, Roma, Artemide, 2020) deve esserci coincidenza tra autore, narratore e protagonista contrariamente a quanto accade nel romanzo, anche se la vita dell’autore in questione è stata romanzesca soprattutto a partire da quella tragica notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia. La fascinazione è quella di seguire le vicende di un fuori-storia eslege, non certo innocente, che in vari momenti della sua vita cerca di mettere l'accento sulla storia della sua personalità.