mercoledì 28 dicembre 2011

Legge Bacchelli per il poeta Pierluigi Cappello



Dalla bacheca Facebook di un amico: Pierluigi Cappello, uno dei poeti viventi più importanti a livello mondiale versa in una situazione ignominiosa. E' su una sedia a rotelle senza assistenza e vive ancora in un prefabbricato del 1976 anno del terremoto in Friuli.
Ci stiamo mobilitando perché gli venga attribuita la pensione che la legge Bacchelli prevede.

Per favore, tutti, scrivete una mail a: presidente.consiglio@regione.fvg.it
Sostengo la proposta di assegnazione dei benefici previsti dalla legge Bacchelli al poeta Pierluigi Cappello.
Inondiamo la casella postale.

Firmate e fate girare. GRAZIE
Sandro df

venerdì 23 dicembre 2011

Merci, tutt’e due



Confesso: non mi piace la gente ma quando ne sono troppo lontano provo nostalgia e mi catapulto per strada.
Già. Il mio rapporto con Silvana attraversa un momento d’imbarazzo da quando ho scoperto che è gelosa della mia frequentazione di internet. Mi ha telefonato Valerio e abbiamo deciso che fa troppo freddo per uscire stasera contrariamente a quanto era stato proposto due o tre giorni fa da Tiziana. Dopo un giro di telefonate, prima di Tiziana a me, poi mia a Valerio ieri, senza che mi rispondesse nessuno - intanto stamattina avevo accennato di persona a Silvana di questa eventualità di incontrarci tutti, che c’era nell’aria fredda, troppo fredda: improbabile! - oggi di Valerio a me, non se n’è fatto più niente. Non è improprio affermare che Silvana, Tiziana, Valerio e alcuni altri fanno parte di un mio giro. Li vedo volentieri. Ciò corrisponde a una mia modalità relazionale ben precisa, per così dire visto che nei rapporti con gli altri predomina il caos, come nella vita e io, come non leggo libri di intrattenimento, a meno che non siano scritti bene e a quel punto sono qualcosa d’altro, allo stesso modo non frequento persone per intrattenermi. Passo il tempo con gli altri quando ritengo che ci sia un dialogo in corso, ci facciamo compagnia, parliamo come ci viene fatto di parlare altrimenti sarebbe un lavoro, chiacchieriamo. In caso contrario, in compagnia di chiunque il tempo non passerebbe, sarebbe un supplizio e la frequentazione morirebbe per autoselezione.
L’ho constatato a vent’anni.
Anche prima.
E ora sto pensando che mi sono dimenticato di avvisare Tiziana.
Abbiamo rimandato tutto a dopo il 26 dicembre, glielo dirò.
Valerio mi ha salutato bruscamente per avvisarmi che mi avrebbe richiamato dopo dieci minuti. Ho aspettato un quarto d’ora e sono uscito a metà pomeriggio avvolto da una folla calorosa nella sua vitalità ma che era anche un opprimente casino.
A Silvana nascondo che mi sono accorto della sua gelosia.
D’improvviso la vita è apparsa, per strada, con una sua saggezza morbida comoda che non mi sarei aspettato di ritrovare e infatti non si trova da nessun’altra parte se non nel  contatto coi corpi. Ma come si fa a essere gelosi di rapporti virtuali? Eppure è così: mi sono ripromesso di non parlare più con lei di ciò che accade in rete, anche se di tanto in tanto è inevitabile che dei riferimenti nei miei discorsi ricorrano. Sa di sentirsi esclusa da questo aspetto della mia vita. Però è lei che si esclude, e io non capisco, io la metto al corrente, è lei che non vuole sentire; se non la informo, allora non sono contento io che devo autocensurarmi. Detesto quelli che quando li incontri o senti per telefono, e coi quali hai comunicato in rete magari poche ore prima, fanno finta di non presupporre quello che ci si è detti e devi ricominciare tutto daccapo. Allora che si connettono a fare? È scoraggiante dover spiegare di nuovo ogni volta tutto. È un atteggiamento ipocrita, io ho dato amicizia a troppi su Facebook, l’ultimo dell’anno eliminerò dai miei contatti queste ipocrisie e meschinerie intrugliate. Ma ecco che per ignorare la gelosia di Silvana sono entrato in una pizzeria dove ho assistito a questo dialogo:
"Come si chiama?"
"Marguerite Yourcenar."
"Mai sentita."
Per poco non mi andava di traverso l'arancino che tenevo in mano. In genere mi impiccio dei fatti degli altri, sono molto curioso, ma stavolta non sono intervenuto. Chi me lo faceva fare? Sennonché ero in una libreria, tanto cosa cambia? Merci, tutt’e due, la pizza dopo (cioè, prima). A questo punto, avrei di che consolarmi se, mettiamo, un dialogo analogo andasse invece così:
“Come si chiama?”
"Sandrino De Fazi"
"Mai sentito."
Ecco. C'è bisogno di silenzio. 
(“La scrittura creativa è un'attività fondamentalmente amatoriale. Chi la pratica è una persona solitaria che rovista nei rifiuti, non un team specializzato che produce forme di intrattenimento, e noi americani siamo abbastanza fortunati da vivere in un meraviglioso mondo di spazzatura” Jonathan Franzen, Come stare soli. Lo scrittore, il lettore e la cultura di massa)

Dimatteo su Pasolini




Traduzioni


da Omero,
Odissea, I, 1-5

Cantami, Musa, quell’uomo dal vario
ingegno, che moltissimo andò errando,
dopo aver devastato la potente
città di Troia; vide le città
di molti uomini e ne conobbe il cuore,
e soffrì a lungo in mare e in fondo al cuore,
contendendo la vita ed il ritorno
dei compagni…

*

dall’Antologia Palatina,
V, 11 (di Anonimo)

Se salvi quelli in mare, Ciprigna, me naufrago a terra
            salva, o propizia, me pure che sono perduto.
30 ago. 1999

*

da Catullo,
Liber, 48

Dolcezza mia, i tuoi occhi, Giovenzio,
i tuoi occhi di miele, mio Giovenzio,
se tu volessi, li bacerei sempre,
li bacerei trecentomila volte,
mai e poi mai me ne vedrei sazio, -
non ne sarei mai, e poi mai, sazio:
nemmeno se più fitto di una messe
di spighe fosse il campo dei miei baci.
29 ago. 1999

*

da Sylvia Plath,
La rivale (in Ariel)

Se sorridesse, ti somiglierebbe la luna.
Fai la stessa impressione:
Di una gran bella cosa, annichilente.
Entrambi siete mutuatari di luce.
La sua bocca ad O si addolora al mondo; la tua
è insensibile a influssi.

Tuo primo regalo è far pietra di tutto.
Mi sveglio a un mausoleo; tu sei qui,
Muovi le dita sulla tavola di marmo, cercando
            sigarette,
Dispettoso come una donna, non così nervoso.
E muori dalla voglia di dire qualcosa d’incontestabile.

Anche la luna degrada i suoi sudditi,
Ma di giorno è ridicola.
Le tue insoddisfazioni, d’altra parte,
Arrivano per posta con regolarità amorosa,
Bianche e vacue, espansive come il monossido di carbonio.

Nessun giorno è al sicuro da notizie di te,
Che cammini forse per l’Africa, ma pensando a me.








SUL SILENZIO E SULLE PAROLE. Splendori e miserie del canone occidentale da Gérard Genette a Harold Bloom



Splendori e miserie del canone occidentale da Gérard Genette a Harold Bloom (in fieri)

[Pierre Klossowski] (18 dicembre 2008)

[Il romanzo sperimentale] (in Poesia italiana, 19 ottobre 2009)

Thomas Bernhard, I miei premi (in Poesia italiana, 2 gennaio 2010)

[Virgilio] (31 gennaio 2011)

[Giovanni Pascoli] (in http://www.lascuolachefunziona.it 8 febbraio 2011)

Luigi Settembrini, I Neoplatonici (in http://sandrodefazi.blogspot.com 18 marzo 2011)

Franz Krauspenhaar, 1975. Nonostante Pasolini, e purché Buzzanca non lo sappia, al liceale piacciono le donne (in Poesia italiana, 20 aprile 2011)

Luca Canali, Gli ultimi giorni di Giulio Cesare (in http://www.filosofiprecari.it 8 luglio 2011)

Mario Praz, La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica (inhttp://www.filosofiprecari.it 21 luglio 2011)

[Critica del testo] (17 settembre 2011)

[Giacomo Leopardi] (in http://sandrodefazi.blogspot.com 2 ottobre 2011)

[Alessandro Manzoni] (in http://sandrodefazi.blogspot.com 2 ottobre 2011)

Leonardo Sciascia, L'affaire Moro (in http://sandrodefazi.blogspot.com 30 ottobre 2011)

Fulvio Abbate, Pier Paolo Pasolini raccontato ai ragazzi (per il Il Futurista, col titolo Da Gennariello al Cavaliere, 18 novembre 2011)

Lord Alfred Douglas, Oscar Wilde and Myself /1 (in http://sandrodefazi.blogspot.com 17 dicembre 2011)

[L'imprevedibile Hitch] (in http://sandrodefazi.blogspot.com 18 dicembre 2011)

[Antiromanzo] (8 gennaio 2012)


Hermann Broch, La morte di Virgilio (14 gennaio 2012)


Dacia Maraini, La grande festa (per l'Estroverso, in www.lestroverso.it, marzo-aprile 2012)

                                                                                   
                                                                       

domenica 18 dicembre 2011

L'imprevedibile Hitch




18 dicembre 2011. La Domenica del Sole 24 Ore: un articolo di Christian Rocca su Christopher Hitchens detto Hitch (mai Chris), che è venuto a mancare il 15 scorso. 
Intimo di Susan Sontag, implicato con Martin Amis in un'amicizia ai limiti del coinvolgimento omoerotico, al punto che, dice Rocca, quando "ha avuto una storia con la sorella di Martin, tutti sapevano che la povera ragazza non era l'Amis che Hitch voleva veramente", considerato da Gore Vidal suo pupillo, Hitchens era un intellettuale imprevedibile a destra come a sinistra, dietro le apparenze - per formazione, per frequentazioni - di un comunista anomalo. 
Una voce alta. Influente. Che dall'11 settembre si era levata contro l'errore della sinistra quando sottovaluta il fondamentalismo islamico pur di fare la guerra all'Occidente. Soprattutto era un colto critico letterario. Ci dispiace molto per Hitch.

martedì 13 dicembre 2011

Nuages 2 (Variante)



Qualcuno ha detto che il mio blog è troppo letterario, che c’è troppa cultura, troppo pensiero. Che non passa la vita quotidiana, con la sua banalità ma anche con la sua vitalità, ripetitività, con persone e situazioni. Qualcun altro mi fa notare che sono fiabesco. Allora ho cambiato progetto e parlo delle nuvole. Ma un problema si pone, subito: il mio anti-blog non è un diario, quindi i nomi delle persone sono di fantasia. È vero che chi pensa troppo non corre alcun rischio, gli avvenimenti di tutti i giorni possono essere banali o ordinari o significativi, non gli succede niente di male, nemmeno a stare nella vita e postarla nel blog senza filtrarla. Viceversa, non è neppure vero che io penso troppo. Io non penso affatto. Al posto mio pensano i libri, i film, dentro di me c’è il vuoto.
Di che stiamo parlando? Della musica assoluta. Passo ore a fissare un libro senza capire che cosa stia dicendo, oppure me ne sto sdraiato su un letto a fissare il soffitto. Se parlo con qualcuno, non lo capisco, devo fare uno sforzo. Se ne vale la pena, lo faccio, altrimenti mi comporto a talento, secondo l’umore. Se scrivo, soltanto in un secondo momento, in un terzo, cerco di riordinare il discorso, di restituire un minimo di senso logico. Dunque, penso pochissimo. Tutt’al più ripenso, a una scenetta cui ho assistito stamattina, uscendo presto di casa. Pioveva. Tempo grigio, da lunedì mattina anche se è martedì e adesso c’è il sole, mentre mi avvicino alla macchina stentando a entrare, con la scusa di finire una Marlboro, due ragazze si accapigliano accanto a me per un libro di Baricco.
L’una: “Che lo leggi a fare?”
L’altra: “Fatti i fatti tuoi!”
Percepisco chiaramente queste parole che si scambiano tra loro, sono incuriosito, intervengo per dire:
“Perché no? Non è peggiore di tanti altri.”
Dove pensate di trovarmi, non ci sono. Hanno bussato alla porta, un uomo che non conosco mi guarda e mi parla dell’acqua, devo aprire il rubinetto dell’acqua per cinque minuti, ne uscirà pochissima. Lo faccio. Di acqua, ne esce un filo sottile, quasi nulla. La prospettiva mi rallegra, anche mi rasserena: per essere uno che non pensa, sono successe tante cose già da stamattina, e resta ancora una lunga giornata fino a notte fonda, con due piedi in una scarpa contemporaneamente. Una delle tante volte che sono andato in Sicilia, per esempio, sono ripartito dopo venti giorni di avventure per arrivare in Francia invece che a New York, in un'altra storia. Ora mi citofonano e mi avvisano che l’acqua posso chiuderla. Lo faccio. (“Una nuvola si mette d’accordo con l’altra”.) 

giovedì 8 dicembre 2011

Hergesell



Per strada, qui al Sud, è impossibile non parlare con nessuno.
Sotto casa è il caos. Come in città, anche se io abito a pochi passi dal Centro storico. Il disordine della vitalità.
Mi fermo a salutare Giovanni, il giovane fruttivendolo molto colto al quale ho regalato tempo fa una mia autobiografia per interposta persona, come l’ha definita Antonio Veneziani. Un pullulare di relazioni incrociate.
Vedo da lontano Hergesell.
Procede lentamente nella mia direzione.
Voglio parlargli.
Intanto Giovanni mi informa che con l’anno nuovo chiuderà bottega, la crisi economica conosce accenti da primo dopoguerra e lui non può più permettersi questa attività.
Lo assecondo nel suo allarmismo.
Gli preannuncio che, vedrà, tra poco le uova costeranno 6.000 euro e una birra 8.000, come ai tempi di Weimar, quando il cinquantenne dottor Cornelius, il Mago, padre di Klaus, se ne stava impassibile nel suo studio a occuparsi di storia.
Si intromette uno che non conosco, avrà a occhio e croce una sessantina d’anni, si presenta come il marito di una farmacista.
A quel che ne capisce, afferma, quello che è successo è stato tutto per colpa di Berlusconi, che ci ha illuso.
Hergesell mi è passato vicino, nel frattempo e mi ha salutato, lo vorrei fermare ma la discussione con i due mi impiccia, ormai sono lì. Bisognerebbe restare inflessibili e coriacei come Cornelius alla notizia del suicidio del figlio, ma come si fa? Forse lo sa Hergesell, o Giovanni stesso. Devo continuare a parlare, qualcosa mi trattiene. Tanto Hergesell è già andato oltre.
Giovanni non è mai stato di sinistra, essendo molto giovane, a ventotto anni non ne ha avuto il tempo, con la sua faccia gioviale, una barbetta rossiccia e gli occhi furbi, eppure è d’accordo con l’altro. Perché Hergesell e non Giovanni?
“Sì, ma ora che il suo governo non c’è più non s’indigna nessuno, come mai? Le cose non vanno meglio!” dico.
“Peggio! Vanno peggio!” fa lui.
Io penso alle illusioni leopardiane ma me ne sto zitto.
Lascio anche da parte il mio ateismo trascendentale e il fatto che sono stato definito un passatista di destra, perché non c’entra niente, la giornata è ancora lunga, non mi capirebbero.  
Giovanni lo sa.
(Hergesell è ancora nei paraggi, potrò raggiungerlo presto…)