giovedì 3 maggio 2018
lunedì 16 aprile 2018
Ancora luoghi comuni su Alfred Bosie Douglas - THE HAPPY PRINCE di Rupert Everett
Rupert Everett è mostruosamente bravo nel ruolo
di Oscar Wilde in The Happy Prince che,
non c’è dubbio, dal punto di vista scenografico e decorativo è un film
spettacolare. Ma non si sottrae a un certo manicheismo: da una parte la
santificazione di Wilde, dall'altra la demonizzazione di Bosie (Colin Morgan), ovviamente anche qui automaticamente responsabile della
rovina dello scrittore irlandese. C’era da aspettarselo. Ma Bosie Douglas ha una
complessità maggiore dello stereotipo rappresentato, e che ora
sarebbe troppo lungo spiegare, tant’è vero che ci ho scritto un intero libro.
Diciamo che, per esempio, le ragioni per cui i due si dovettero separare a
Napoli sono molto meno semplicistiche di quelle che racconta Everett. Una
battuta in pieno stile wildiano, alla fine del film: “Sarai soltanto una nota a
piè di pagina, sgualdrina!” urla Bosie a Robert Ross ai funerali di Wilde,
accennando a quello che noi posteri avremmo detto di tutti loro. Io infatti ho
dedicato a Robert Ross soltanto un capitoletto di Defending Bosie che uscirà tra non
molto.
venerdì 30 marzo 2018
martedì 20 marzo 2018
domenica 25 febbraio 2018
DEFENDING BOSIE
My new book will be published by Telemaco Edizioni.
Title: "DEFENDING BOSIE"
where I definitively take up the defenses of the young Lord, still
widely believed to be the main culprit of the ruin of the Irish writer.
***
Il mio nuovo libro sarà pubblicato da Telemaco Edizioni.
Titolo: "DEFENDING BOSIE"
dove prendo definitivamente le difese del giovane Lord, ancora da più
parti ritenuto il principale colpevole della rovina dello scrittore irlandese.
lunedì 29 gennaio 2018
PSICOLOGIA KARMICA: incontro con Paolo Crimaldi
psicologia karmica incontro con l'autore - libreria feltrinelli Eventi a Caserta
„

„
Il 2 febbraio 2018 alle
ore 18 presso la Libreria Feltrinelli di Caserta dialogherò con Paolo Crimaldi
sul suo libro Psicologia karmica
martedì 23 gennaio 2018
L'ESSERE DELL'IDEA: DA BEATRICE AL GEORGE-KREIS
Il platonismo vissuto, quale si trova in
Dante e negli altri stilnovisti, nonché nelle Rime di Michelangelo, è la legittimazione letteraria
dell'esaltazione fisica.
Esso è certo a prima vista riduttivo
dell'esperienza concreta: basandosi quest'ultima sulla mera apparenza dei
particolari corporei - il bel viso, ma poi la carne in generale - potrebbe
incontrare l'obiezione, ipoteticamente proprio
da parte degli oggetti
così celebrati, che l'amore risultante non sia autentico, perché parziale, né
da prendersi seriamente. Ma, essendo Beatrice o Tommaso Cavalieri soltanto
oggetti simbolici, le loro persone reali soltanto pretesti, essi finiscono per
moltiplicare le loro identità trasfigurate, per farsi energia dell'esperienza
amorosa fuori della letteratura.
l tentativo superoministico di Stefan
George è stato insieme vitalistico e letterario.
Esso ha rappresentato qualcosa di più di
una poetica tensione ideale o esperienza praticata nell'ambito comunitario, sia
pur elitario, del George-Kreis. È stato la conferma, sul finire dell'Ottocento
e agli inizi del Novecento, di come l'Eros culturale si coniughi perfettamente, nel contesto delineato, con l'essere dell'idea. E
se ne capisce pure bene il motivo. Tenere vivo il desiderio senza giungere al
suo compimento valorizza la sublimazione. Il giovanissimo Maximin Kronberger
come Beatrice muore infatti prematuramente. [...] Sta di fatto che il
fondamento del George-Kreis diventò spinta propulsiva in senso civile, in
termini di estetismo ellenico e coincidendo col nazionalismo tedesco,
successivamente confluito nella deriva nazista, dalla quale George si dissociò
(benché questo punto sia controverso). Certo il nazismo strumentalizzò George
non diversamente da Nietzsche. Ma importa soprattutto evidenziare
l'analogia con l'educazione dell'uomo greco dell'antichità in direzione
della polis. E Werner Jaeger si appellerà a un ritorno alla paideia, dopo la
seconda guerra mondiale.
* * *
Crocevia
Crocevia...
siamo alla fine.
Già è scesa la sera:
anche questa è la fine.
Breve il cammino:
chi può esserne stanco?
Per me è già troppo lungo:
il dolore stanca.
Mani si offrivano:
perché non le hai prese?
Sospiri sospesi...
non li hai intesi!
La mia strada
tu non la segui.
Lacrime scorrono
tu non le vedi.
(Stefan George,
trad. Quirino Principe)
martedì 9 gennaio 2018
venerdì 5 gennaio 2018
Della rivoluzione informatica è innegabile l'utilità. Sono invece in una
fase scettica riguardo ai social.
A che servono? Sono il trionfo del narcisismo, dell'autoreferenzialità. Sui
social sono tutti divi e nessuno è divo. Inoltre creano dipendenza, così non
c'è più il soffermarsi a lungo nella lettura di un libro, se si va in un museo
invece di contemplare l'arte si scattano fotografie, se si sta in compagnia
spesso ugualmente si fanno foto finanche ai cibi e alle bevande, se si fa
un viaggio non ci si comporta altrimenti che immortalando in tempo reale i
momenti ritenuti salienti, e che risultano immediatamente virtuali.
Anche corteggiare qualcuno significava una volta avere il coraggio della
realtà, implicava l'emozione di una risposta, il rischio di un rifiuto, la
magia imprescindibile della vittoria. Ora, al contrario, si azzerano tutte le
esperienze e i rapporti, per la loro sovrabbondanza virtuale.
Tutta questa enorme quantità di informazioni equivale a nessuna
informazione, tutti questi contatti non corrispondono ad alcun contatto,
brancoliamo nell'oscurità ricordando inutilmente un passato dove la vita era la
vita e non il suo surrogato virtuale.
E in questo contesto non avrebbe più senso scrivere lettere.
Forse assistiamo al definitivo tramonto dell'Occidente.
Come ne usciremo?
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