martedì 23 gennaio 2018

L'ESSERE DELL'IDEA: DA BEATRICE AL GEORGE-KREIS



Il platonismo vissuto, quale si trova in Dante e negli altri stilnovisti, nonché nelle Rime di Michelangelo, è la legittimazione letteraria dell'esaltazione fisica.
Esso è certo a prima vista riduttivo dell'esperienza concreta: basandosi quest'ultima sulla mera apparenza dei particolari corporei - il bel viso, ma poi la carne in generale - potrebbe incontrare l'obiezione, ipoteticamente proprio da parte degli oggetti così celebrati, che l'amore risultante non sia autentico, perché parziale, né da prendersi seriamente. Ma, essendo Beatrice o Tommaso Cavalieri soltanto oggetti simbolici, le loro persone reali soltanto pretesti, essi finiscono per moltiplicare le loro identità trasfigurate, per farsi energia dell'esperienza amorosa fuori della letteratura.

l tentativo superoministico di Stefan George è stato insieme vitalistico e letterario.
Esso ha rappresentato qualcosa di più di una poetica tensione ideale o esperienza praticata nell'ambito comunitario, sia pur elitario, del George-Kreis. È stato la conferma, sul finire dell'Ottocento e agli inizi del Novecento, di come l'Eros culturale si coniughi perfettamente, nel contesto delineato, con l'essere dell'idea. E se ne capisce pure bene il motivo. Tenere vivo il desiderio senza giungere al suo compimento valorizza la sublimazione. Il giovanissimo Maximin Kronberger come Beatrice muore infatti prematuramente. [...] Sta di fatto che il fondamento del George-Kreis diventò spinta propulsiva in senso civile, in termini di estetismo ellenico e coincidendo col nazionalismo tedesco, successivamente confluito nella deriva nazista, dalla quale George si dissociò (benché questo punto sia controverso). Certo il nazismo strumentalizzò George non diversamente da Nietzsche. Ma importa soprattutto evidenziare l'analogia con l'educazione dell'uomo greco intesa dell'antichità in direzione della polis. E Werner Jaeger si appellerà a un ritorno alla paideia, dopo la seconda guerra mondiale.

* * *
Crocevia
Crocevia...
siamo alla fine.
Già è scesa la sera:
anche questa è la fine.
Breve il cammino:
chi può esserne stanco?
Per me è già troppo lungo:
il dolore stanca.
Mani si offrivano:
perché non le hai prese?
Sospiri sospesi...
non li hai intesi!
La mia strada
tu non la segui.
Lacrime scorrono
tu non le vedi.

(Stefan George,
trad. Quirino Principe)



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