sabato 2 maggio 2015

Stati di Facebook (Aprile 2015)



“Ma anche questa nuova Albertine è multipla, e proprio come con le più moderne tecniche fotografiche si può inquadrare una singola chiesa successivamente nelle arcate di tutte le altre, e l’intero orizzonte nell’arco di un ponte o fra due foglie vicine, decomponendo l’illusione di un oggetto solido nei molteplici aspetti che lo compongono, così il breve tragitto delle sue labbra verso la guancia di Albertine crea dieci Albertine, e trasforma un banale essere umano in una dea dalle molte teste.”
(Samuel Beckett, Proust)
2 aprile 2015

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Emozionante visitare la sala “Marcello Gigante” di papirologia ercolanese, stamattina alla biblioteca nazionale di Napoli.

3 aprile

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- Forse sbagliate, a lavorare solo per i pezzi grossi. I pezzi grossi sono noiosi. Dovreste variare, cercare degli scienziati, o dei professori, o degli scrittori. Dev’essere interessante, lavorare per qualche scrittore famoso. Non avete mai provato?
- No. Ammesso che gli scrittori abbiano bisogno di una segretaria.
- Certo che ne hanno bisogno.
- Conoscete qualche scrittore famoso?
- Conosco un uomo che ha scritto un libro sui bottoni, ma non è molto famoso. Beviamo qualcos’altro?
(Rex Stout, Nero Wolfe, difenditi!)

4 aprile


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Nella drammatica seduta del Sinedrio precedente alla chiamata in causa del procuratore romano, l’unico che si sbilanci cautamente a favore dell’imputato, in un certo senso l’unico “laico”, anticlericale, è Nicodemo, che aveva intrattenuto precedentemente colloqui notturni, segreti, con lui (“Quomodo potest homo nasci, cum sit senex”?) . Caifa fa il suo mestiere, dopotutto, come lo stesso Pilato, estraneo secondo la mentalità romana al culto del popolo sottomesso: si decide a prendere posizione, come si sa, solo quando subentrano pericoli per l’ordine pubblico, che sì riguardavano Roma. E lo stesso Giuda non aspettava che un liberatore politico. Insomma, ogni tassello è al suo posto altrimenti la narrazione evangelica non avrebbe potuto sussistere né la cultura ebraica essere portata a compimento (il che non è sempre presente nella consapevolezza dei redattori - quantomeno sinottici - che operavano non contemporaneamente ai “fatti” ma nell’ambito delle prime comunità cristiane, mosse da evidenti intenti apologetici, e questo punto nessuno discute).
Certo l’espressione “sub Pontio Pilato” è la più controversa del Credo di Nicea, in quanto ripropone il problema del rapporto tra storicità e mito, o se si preferisce tra razionalismo e fideismo, nel senso della scelta tra fides quaerens intellectum piuttosto che – esigenza avvertita da due o tre secoli a questa parte - intellectus quaerens fidem.
È dunque la teologia, giovannea soprattutto, ad aver prodotto i fatti o i fatti hanno prodotto la teologia? E si badi che l’ammissione del mito – dell’invenzione narrativa – appartiene a esegeti tanto cristiani quanto ebraici (che parlano al riguardo di midrash).
Qual è la risposta? Bisogna quindi vedere che cosa sia “essenziale” per l’esegesi, come affermava Jean Guitton.  Probabilmente, anche, nelle parole di Luca X-21: “hai nascosto queste cose ai dotti e ai savi e le hai rivelate ai piccoli… perché così a te piacque”.

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Apartment 1303 3D di Michael Taverna (2012) è un dramma familiare – una madre-diva sul viale del tramonto alcolizzata con due figlie adulte, Janette e Lara, disadattate ma combattive – camuffato da thriller poliziesco con risvolti metafisici. C’è suspense.
Tutto ruota intorno a un appartamento preso in affitto da Janette. Diventa a poco a poco una tragedia ma non dico di più per non spoilare.
Citazioni da Dario Argento, L’esorcista, Psycho di  Hitchcock.

6 aprile

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“È  stato affermato, da più d’uno, che io, da rigido marxista ortodosso, mi sia venuto via via mutando e abbia assunto, alla fine, atteggiamento di critico e di oppositore. Non avrei, naturalmente, nessuna difficoltà ad ammettere il fatto, se fosse vero; ma che non sia vero, non debbo spendervi parole intorno: i saggi qui raccolti, e che sono tutto ciò che ho mai pubblicato in materia, bastano a provarlo.”
(Benedetto Croce, dalla prefazione 1899 a Materialismo storico ed economia marxistica)

7 aprile

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"Zitto, zitto per pietà" disse Geltrude, "che non sentano: volete farmi diventare il ludibrio di quelle..."
Inizio modulo

"Prego coloro i quali fossero disposti ad ammettere questo sospetto, a riflettere che essi verrebbero ad accusare l'editore niente meno che di aver fatto romanzo, genere proscritto nella letteratura italiana moderna, la quale ha gloria di non averne o pochissimi." (Alessandro Manzoni, dalla prima introduzione contemporanea alla stesura dei primi capitoli di Fermo e Lucia)

"Scrivo male: e si perdoni all'autore che egli parli di sè: è un privilegio delle prefazioni, un picciolo e troppo giusto sfogo concesso alla vanità di chi ha fatto un libro: scrivo male a mio dispetto; e se conoscessi il modo di scriver bene, non lascerei certo di porlo in opera." (Alessandro Manzoni, dall'introduzione rifatta da ultimo a Fermo e Lucia)
9 aprile
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Una mattinata sconvolgente, da dimenticare. Ma non dimentico come sono stato trattato, e voglio parlarne almeno qui.
Con la premessa che non sono nato a Caserta e mi trovo del tutto incidentalmente ad abitare in questa città a dir poco incivile, quel che è accaduto stamattina alla Reggia è qualcosa di inaudito e incredibile a dirsi da parte mia per primo.
Volevo entrare al parco esibendo il modello del Miur che mi dà diritto come docente all’accesso gratuito nei musei statali e nei siti di interesse archeologico, storico e culturale italiani. Ma, appunto, Caserta non è in Italia ragion per cui non c’è da sorprendersi neppure del modo in cui sono stato trattato.
Mi è stato detto, con fare molto aggressivo, con fare sgarbatissimo, inconcepibile e da non credersi, che la tessera non era più valida dal dicembre 2014 e che o potevo usufruirne pagando al 50% il prezzo del biglietto, ammontante a 6 euro, oppure potevo farmi una tessera annuale che costa 10 euro. Che bisogno c’è, però, di essere così maleducati? Penso che chi venisse da fuori in visita, scapperebbe inorridito per siffatti stili di comportamento, quando poi ci si meraviglia delle pessime condizioni in cui è tenuto il Palazzo reale di Caserta.
Ometto l’estrema difficoltà linguistico-concettuale nel comunicare con le persone addette alla biglietteria.
Riservandomi di verificare in altra sede la veridicità di quanto mi si stava dicendo, mi ero dichiarato disponibile a fare nel frattempo la tessera annuale. Ma purtroppo, un nuovo attacco di aggressività gratuita mi stava di nuovo talmente investendo che per me è stato istintivo, quasi come in una legittima difesa, mandarli al diavolo e me ne sono andato, e solo per non voler scadere allo stello livello non li ho mandati a quel paese con ben più convincente turpiloquio.
Tutto questo è molto grave. Mi sono rivolto a un carabiniere che era lì presente, il quale mi ha dichiarato che niente poteva fare da parte sua, che, anzi, se non ci fossero loro si arriverebbe spesso allo scontro fisico. Ma vi rendete conto?
Mi consigliava quindi di ritornare in un giorno feriale, quando una minor ressa di persone avrebbe reso meno complicate le operazioni di ritiro della tessera.
Insomma, una mattinata letteralmente da incubo.
Io mi faccio i complimenti da solo per la mia azione di resistenza quotidiana nel vivere in questa città infestata da una inciviltà di fondo, trasversale a tutte le classi sociali e che inquina i rapporti interpersonali minimi tra le persone, rendendo la vita quotidiana estremamente difficile.
Di fatto, sono stato leso nella mia libertà e nel mio diritto di accedere al Parco reale.

12 aprile

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Verso la fine del Capitolo II intitolato “Fermo” (Tomo primo), il romanzo diventa all'improvviso un prosimetro, la prosa decolla verso la poesia:

«Quando furono sulla porta: “Mi promettete ora”, disse il curato, “di non dir niente?” Fermo, senza rispondere gli chiese di nuovo perdono e

da lui che molto anco volea

chiedere e udir qual lume al soffio sparve.»

14 aprile

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Qualcuno ha scritto questa e-mail, titolo per un breve racconto alla Stephen King o magari alla Agatha Christie.

17 aprile

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Non amo il telefono.
Mi capita di staccarlo, il pomeriggio, o di non rispondere. 
O devo ripristinare la segreteria telefonica, che da qualche tempo non funziona.
Sono già tre volte che chiamano nell'arco di mezz'ora e non sono andato a rispondere.
Ma perché le persone non vogliono stare sui social, non usano whatsapp, sono refrattarie alla tecnologia? Non capisco per quali motivi effettivi.
Trovo di gran lunga più agevole comunicare intanto mediante la tecnologia, in specie nelle giornate compresse che tutti abbiamo. Come si fa a prescinderne? Impossibile. Sarebbe come rinunciare all’energia elettrica.
Parlare per telefono non mi piace (più, da tempo, a me che da giovanissimo, o da giovane - diciamo da giovanissimo - ci passavo ore e ore).
Ovviamente non si può non usare il telefono, rete fissa e smartphone o quant’altro, ma per quanto mi riguarda solo per motivi rari, o specifici. Preferisco il rapporto diretto, la presenza fisica, guardare negli occhi, affidare tutto alla parola telefonica è pure faticoso, dopo cinque minuti mi spazientisco. No, se richiamano una quarta volta alzo la cornetta senza ascoltare e riattacco immediatamente.
E stacco.

19 aprile
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Non ho nessuna difficoltà a definirmi marxista, il che significa però aver rivisto gli equivoci marxistici non teoreticamente fondati, non essendo una filosofia della storia (Simmel meriterebbe una trattazione a parte) il materialismo storico, che è invece più giusto chiamare “astratto” o “metafisico”. Dopodiché andiamo pure avanti.

20 aprile

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Non mi faccio capace di come si possa celebrare la Resistenza senza considerare che Giovanni Gentile fu ucciso proprio dai partigiani gappisti, oppure senza studiare scientificamente il fascismo. 
L’assassinio di Gentile fu un atto di barbarie.
E chissà quando mai vedremo questo film “L’ospite” di Ugo Frosi, già silenziato prima ancora di arrivare nelle sale?

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"Ho fatto questa tiritèra perché nessuno trovi inverosimile che fra Canziano, senza alcuna obbiezione, senza stupirsi, si sia incaricato di dire, nullameno che al Padre Guardiano, che s'incomodasse a portarsi da una donnicciola che aveva bisogno di parlargli."
(Alessandro Manzoni, Fermo e Lucia, tomo I, cap. III, “Il causidico”)

22 aprile
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Leggo per dare alterità al mio monologo interiore più o meno joyciano.

23 aprile
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Mi sembra legittima una ripresa dell’umanesimo classico in termini bruniani, nonostante tutta la polemica antiumanistica pur molto presente in Giordano Bruno, che è simbolo di libertà intellettuale per la sua concezione critica e dialettica della verità. Anche quando si avanzano istanze di carattere gnomico, io penserei a una molteplicità di interpretazioni - o infiniti mondi -, dove quella più forte è naturalmente la più vera. È una questione di volontà di potenza: chi stabilisce la verità? Il più forte. Più forte dal punto di vista ermeneutico, non già della forza materiale bruta. Volontà di potenza e non il potere dei politicanti che ci governano o gli atroci strumenti repressivi che colpirono Bruno o i nostri contemporanei historici fures, ripetitori acritici di quanto già detto da altri e alla ricerca dell’applauso universale, altrimenti cadiamo di nuovo nell’equivoco della sorella di Nietzsche che fraintese tutto. Poi io sono su posizioni abbastanza immoralistiche o piuttosto più vicine all’etica che non alla morale: etica che a sua volta è prossima all’estetica.

24 aprile

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I politici con le loro celebrazioni istituzionali, irrimediabilmente e anche fastidiosamente retoriche, - con della buona fede magari, non dico di no, specialmente in alcuni cittadini - ci invitano a onorare la giornata testé trascorsa in nome della libertà di pensiero conquistata. Il che mi suona pure demagogico.
Il problema è che il pensiero in Italia è sempre stato in tensione coi poteri costituiti e appunto con lo stato inteso nel suo aspetto trascendentale; si pensi a Machiavelli esiliato, a Bruno mandato al rogo, a Galileo costretto all'abiura, e così via. Quindi di che stiamo parlando non si sa. Non è lo stato la categoria costitutiva del pensiero e guai se lo fosse o pretendesse di esserlo!
Fortunatamente il pensiero politico italiano è fuori dallo stato da sempre, a parte il fatto che in Italia ci sono stati sempre decine di stati. Ma ci mancherebbe soltanto ormai una filosofia dello stato! Non che manchino tentazioni in questa direzione, mi pare, di pensiero unico e omologato, però...
26 aprile

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Bisogna esser grati al cervello dei propri amici: il proprio non basta mai, così si saltano alcuni passaggi “che tenem per fede” e si fa prima, è una collaborazione cui tutti ci prestiamo a nostra volta.
Talora pure l'estraneo e addirittura il nemico - purché degno - danno a loro insaputa o loro malgrado un contributo, ma in questi casi bisogna impiegare del tempo a pensarci su.
27 aprile
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Andrebbero però sostituite le metafore atmosferiche ormai impraticabili con la parola latina cælum (nel passaggio mediolatino cfr. Du Cange et alii, alle voci cælestim: Vergil. Grammat. ap. Maium. collect. forma octonaria vol. pag. 72; cœlum: Concameratio, ex Anglico Seeling, quod idem sonat. Itali etiam Cielo di Camera, laquearium vel lacunar vocant. Gervasius Dorobern. de Combustione et reparat. Dorobern. Ecclesiæ: […] Cœlum inferius egregie dipictum, superius vero tabulæ plumbeæ ignem interius ascensum celaverunt), più ampia nel significato specialmente quando si affrontano determinati argomenti. Se Francesco Bergamasco l’avesse adottata nella sua traduzione dal francese, sarebbe stato magari infedele al testo originale ma più efficace nel seguente brano tratto da Carrère:
«Ti sentirai smarrito, solo nel buio. Chiamerai aiuto, non risponderà nessuno. Meglio che ti prepari a quel momento, anche se sarai sempre colto di sorpresa e barcollerai. Questo è ciò che si chiama la croce. Non c’è gioia dietro la quale non si scorga l’ombra della croce. Dietro la gioia c’è la croce, te ne accorgerai presto, del resto lo sai già. Quello che ci metterai più tempo a scoprire, forse tutta la vita, ma ne vale la pena, è che dietro la croce c’è la gioia, e una gioia inespugnabile. La strada è lunga. Non avere paura, ma non stupirti se ne avrai. Non stupirti se dubiterai, ti dispererai, accuserai il Signore di essere ingiusto e di chiederti troppo. Quando lo penserai, ricordati questa storia: c’è un uomo che si ribella e si lamenta, come hai fatto e farai ancora tu, perché gli tocca portare una croce più pesante di quella degli altri. Un angelo lo sente, e sulle sue ali lo conduce nella parte del cielo dove sono conservate le croci di tutti gli uomini. Milioni, milioni di croci, di ogni misura. L’angelo gli dice: “Scegli quella che vuoi”. L’uomo ne saggia alcune, le confronta, prende quella che gli sembra più leggera. L’angelo sorride e dice: “Era la tua”.»
(Emmanuel Carrère, Il Regno, p. 48)

29 aprile

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La cornice nella narrazione ce la metteva Boccaccio, sia pure rifatto da Busi. Lui ancora seguiva l'estetica aristotelica (Boccaccio, non magari Busi)!

30 aprile









mercoledì 22 aprile 2015

L'ultimo Visconti

Visibilmente sofferente, Luchino Visconti era circondato da gigli e rose, omaggi augurali dei suoi ammiratori, da libri, da carte, da mimose, tutte espressioni d’affetto.
Sofferente ma forte e combattivo, lo attraversava un’immensa tensione della volontà, esercitava una pazienza grandiosa.
Doveva sottoporsi a una disciplina durissima, per la fisioterapia quotidiana. Il suo corpo decadeva ma lui ostacolava il decorso della malattia in primo luogo col cervello. Voleva riabilitarsi completamente. 






mercoledì 1 aprile 2015

Stati di Facebook (Marzo 2015)





Domani mi metto gli occhiali rossi.

2 marzo 2015

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Le Confessioni di Rousseau hanno cadenze qua e là proustiane. Ovviamente Proust le aveva avute presenti. Ma c'è del Proust in Rousseau, si può dire, come c'è del Diels in Eraclito o del Marullo in Lucrezio. Si può leggere Proust in Rousseau, come sanno pochissimi lettori.
3 marzo

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Ho trovato nei miei cassetti una smilza cartella di anni or sono contenente alcuni fogli dattiloscritti, in prosa. Andrebbe ripresa, fra i miei centocinquanta progetti e abbozzi. Ma si tratterebbe di lavorarci su carta, o scrivendo a mano o con la macchina meccanica, altrimenti perdo il ritmo.
7 marzo

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Le donne sono sempre determinanti nelle situazioni. Questa è una verità che bisognerebbe dire solo agli uomini (delle donne bisogna parlare solo agli uomini), ma oggi si può fare un'eccezione. Così arrivato all'isola dei Feaci, Odisseo rivolge prima il suo saluto alla regina, e solo successivamente al re, e non si spiega come una civiltà così evoluta culturalmente come quella greca abbia invece tenuto la donna in tanto scarsa considerazione, tranne che appunto nel mito e nei grandi personaggi della letteratura...
AUGURI, dunque, a tutte le donne, e in particolare a coloro cui ancora non ho avuto modo di farli in pvt!!

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«Il comportamento di Nietzsche a Torino si “spiegherebbe” o si dimostrerebbe con l’irruzione di un contro-Nietzsche rimosso (dopo la perdita di Tribschen e la rottura con Wagner e Cosima) – un contro-Nietzsche che nascerebbe accanto al Nietzsche prima lucido, ma che rivedrebbe, reinterpretandole, le posizioni appena prese e apparentemente definitive, e che, facendo così, si servirebbe delle dichiarazioni di Nietzsche (le penultime: Contra Wagner e l’Anticristo) per sovrapporvi non solo quello che era stato represso perché potesse pronunciarsi l’anti-wagnerismo, l’anti-cristianesimo, ma anche tutta la realtà affettiva rinnegata in nome della posizione precedentemente lucida.» (Pierre Klossowski, Nietzsche e il circolo vizioso)

La forza di gravità è debole. Gli atomi di cui siamo fatti sono gli stessi delle stelle, il sistema periodico è uguale in tutto l'universo visibile. La velocità di fuga delle galassie è superiore a quella della luce. È lo spazio a dilatarsi.

8 marzo

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“È un felice destino quello di esser chiamati dalla propria particolare vocazione a fare ciò che già in quanto uomini, per propria vocazione generale, si avrebbe il dovere di fare, - di rivolgere il proprio tempo e le proprie energie a nient’altro che a ciò in vista di cui quel tempo e quelle energie occorrerebbe altrimenti ritagliarseli con penosa parsimonia, - di avere per compito, ufficio ed unico lavoro quotidiano della propria vita ciò che per altri rappresenterebbe una dolce ricreazione dal lavoro!”
(J.G. Fichte, La missione del dotto)

"Non è che mancassimo da casa da molto tempo, ma ci dava una sensazione di sicurezza l'osservare il caro disordine del nostro salotto, punto di partenza di tante imprese e avventure famose, confessionale notturno di innumerevoli visitatori, uomini e donne turbati, terrorizzati, che venivano a noi coi loro bizzarri racconti di soprusi, paure e ogni sorta di follie umane..." ( Michael & Mollie Hardwick, Vita privata di Sherlock Holmes)

9 marzo

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«E da Cicerone al ciceroniano Erasmo (o sancte Socrates ora pro nobis!) il mito passa al pensiero moderno. Voltaire nel Trattato sulla tolleranza dedica un capitolo quasi ‘eroico’ all’imbarazzante processo contro il filosofo: Voltaire tenta lì di conciliare la devozione per Socrate con la sua visione favorevole di Atene e della ‘tolleranza’ degli Ateniesi; e la sua trovata è che, se quasi 300 giurati, pur soccombenti perché minoranza, avevano votato per l’assoluzione di Socrate, c’erano dunque ad Atene nientemeno che “quasi 300 filosofi”! […] Mezzo secolo dopo, Benjamin Constant, che pure tenderebbe a collocare Atene in una luce meno negativa tra le repubbliche antiche dalle quali raccomanda di prendere congedo una volta per sempre, indica comunque proprio il processo e la condanna di Socrate come l’indizio più chiaro della inaccettabile oppressività di quelle repubbliche (1819).» (Luciano Canfora, Il mondo di Atene)

“Guidava adagio, per la strada sonnolenta sotto il gran sole di agosto. Che cosa fosse venuto a fare in città, con quel gran caldo, Arrigo Laudi non lo sapeva esattamente. Villeggiava a Rapallo, con la madre e il padre. La sua amante ufficiale del momento tuffava il bel corpo nella incantata insenatura di Portofino.” (Liala, La passeggera nel vento)

13 marzo
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Tema di ordine generale: La letteratura non si vede in natura.
14 marzo
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Ho visto Cinquanta sfumature di grigio. Che dirne?
È il racconto del cerimoniale nevrotico, più noioso del marchese de Sade, cui si uniformano in una complicatissima macchinazione pseudo-erotica Anastasia Steele, studentessa di letteratura inglese, e Christian Grey, sorta di dandy dal cognome che vorrebbe vagamente alludere forse al Dorian Gray wildiano.
Naturalmente si capisce subito che proprio di letteratura inglese, qui convocata suo malgrado nella sua curvatura romantica, non c’è la più pallida traccia in questo film che è di una prurigine mal spesa e peggio evocata, un déjà vu tra 9 settimane e ½ e Baise moi – Scopami, con qualche citazione involontaria da Adele H. - Una storia d’amore di Truffaut (magari solo perché Dakota Johnson ricorda lontanamente Isabelle Adjani).
Battute come:
“Quando fai sesso, c’è qualcosa che non ti piace fare?” chiesto da lui a lei, o
“È l’ora del bagnetto” non te le facevano neppure le sorelle Brontë, per non parlare del più classico
“Hai un bellissimo corpo, Anastasia!”, che non sarebbe venuto in mente neanche al pur castigato Henry James.
Insomma, è un film sulla dialettica dominazione/sottomissione, ma Venere in pelliccia di von Sacher-Masoch è decisamente un’altra cosa.
Se non lo avete visto, non vi siete persi niente.
15 marzo

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"Si trattava, in sostanza, di un ennesimo appello umanitario. Per noi lasciava il tempo che trovava; per Moro segnò il momento peggiore di quei cinquantacinque giorni. Fra tutte le cattive notizie che Mario gli portò, nessuna - neppure il tradimento degli amici, neppure il falso annuncio della sua morte - lo scosse come il documento del papa." (Anna Laura Braghetti con Paola Tavella, Il prigioniero, p. 153)

"Nell'autunno 1924, dopo una serie infinita di incidenti e ostacoli, apparve finalmente il romanzo che mi aveva avvinto non sette, ma tutto sommato dodici anni, e se anche l'accoglienza che ebbe fosse stata meno favorevole avrebbe tuttavia superato le mie speranze fino a sbalordirmi. Di solito depongo un lavoro compiuto con una rassegnata alzata di spalle senza la minima fiducia che possa farsi valere nel mondo. Il fascino che il lavoro ha esercitato su di me si è già smorzato da un pezzo, il compito di arrivare alla fine è stato una questione di onestà produttiva e in fondo di ostinazione; e i molti anni di accanimento mi sembrano troppo determinati dall'ostinazione, troppo divertimento personale a trattar problemi perché io possa arrischiarmi a sperar che molti altri prestino attenzione alla traccia lasciata dalle mie singolari mattinate." (Th. Mann, Saggio autobiografico)

17 marzo

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"Utamur igitur libertate, qua nobis solis in philosophia licet uti, quorum oratio nihil ipsa iudicat, sed habetur in omnis partis, ut ab aliis possit ipsa per sese nullius auctoritate adiuncta iuducari."
(Cic., Tusc. disp. ad M. B. l. V, V 83)

18 marzo
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“Though few would now claim that the Lesbia poems reflect the history of a real love affair, the poems are almost always read as composing a story, even if fictional. Dominating the opening of the collection is what is usually referred to as a ‘Lesbia cycle,’ a sequence of poems that presents the basic narrative of a love affair. These love poems (cc. 2, 3, 5, 7, 8, and 11) have been scanned for signs of change in Catullus' (fictional) relationship with Lesbia, which is said to undergo a progression from light to serious and from optimistic to bitter. Full-blown versions of the novel of Catullus' love see a similar progression through the whole book, with Catullus discovering deeper feelings in himself at the same time as he realizes Lesbia's unworthiness, and not uncommonly he ends up turning to God. That this story has been so endlessly elaborated in Catullan scholarship is due to the need to find some way of stratifying the collection and, above all, of siting the playful, trivial poems so that they become part of a story of transcendence.” (William Fitzgerald, Catullan provocations)

19 marzo
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Quella di Leopardi è "prosa lavoratissima ma estrinseca, e che tiene sovente qualcosa del vaniloquio accademico." (Benedetto Croce, Poesia e non poesia)

“Quando Croce afferma che ‘la poesia è già intera quando il poeta l’ha già espressa in parole, cantandola dentro di sé’, identifica l’intuizione, come immagine interiore data nell’espressione, con il fatto estetico. Vale a dire che secondo lui lo stesso processo creativo è un evento esclusivamente interiore che, oltre a precedere la realizzazione tecnica che rende estrinseca quest’opera già compiuta, non ne ha nemmeno bisogno. Poiché l’opera come immagine interiore è dunque già pronta, la sua espressione-estrinsecazione viene in fondo definita come momento tecnico, anche se nel migliore dei casi, e cioè grazie al sentire della poesia, essa rimane inosservata: secondo la logica crociana la parola scritta deve essere preceduta dalla parola cantata dato che altrimenti non si è in grado di scrivere, e di conseguenza tutte le cancellature, tutti i cambiamenti sono dovuti solo alla realizzazione tecnica, e cioè al fatto che la mano precorre l’immagine interiore conservata dalla memoria.”
(Béla Hoffmann, Poesia e/o interpretazione)

Ecco il passo:
“È chiaro che la poesia è già intera quando il poeta l’ha espressa in parole, cantandola dentro di sé; e che, col passare a cantarla a voce spiegata per farla udire ad altri, o a cercar persone che la imparino a mente e la ricantino altrui come in una schola cantorum, o a metterla in segni di scrittura e di stampa, si entra in un nuovo stadio, certamente di molta importanza sociale e culturale, il cui carattere non è più estetico ma pratico.”(Benedetto Croce, Aesthetica in nuce)
20 marzo
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«Si sedeva davanti al computer tutti i giorni dalle nove alle undici, come aveva fatto per tre anni a quella parte (e per qualcosa come mille anni prima di allora aveva trascorso due ore seduto davanti a una vecchia Royal da ufficio), ma, per gli esaltanti risultati che ne stava traendo, meglio avrebbe fatto a scambiare quella macchina per un motoscafo e uscirsene sul lago a divertirsi coi ragazzi.
Quel giorno durante la sua seduta quotidiana aveva prodotto le seguenti righe di prosa immortale:
Quattro giorni dopo aver avuto la conferma definitiva che sua moglie lo tradiva, George l’affrontò.
“Devo parlarti, Abby”, disse.
Non andava.
Era troppo vicino alla realtà perché potesse andare bene, Non era mai stato molto brillante di fronte a episodi tratti dalla vita vissuta. Forse il problema era tutto lì.
Spense il computer, ricordandosi, solo un attimo dopo aver abbassato l’interruttore, che non aveva salvato il testo. Oh, be’, pazienza. Forse era stato il critico che aveva nell’inconscio a dirgli che non valeva la pena salvarlo.»
(Stephen King, Finestra Segreta, Giardino Segreto)

“Ho quasi vent’anni più di Fabrice, e sopportavo meno bene di lui il fatto di essere messo continuamente sotto esame da un manipolo di fighetti con la barba di tre giorni che potevano essere miei figli e prendevano un’aria di sufficienza davanti a quello che avevamo scritto. La tentazione di dire: ‘Ragazzi, se sapete così bene che cosa bisogna fare, fatevelo da soli’ era forte. E vi ho ceduto. Contro i saggi consigli di mia moglie Hélène e di François, il mio agente, non sono stato umile e me ne sono andato sbattendo la porta a metà della prima stagione.”
(Emmanuel Carrère, Il Regno)

Affascinante questo libro di Carrère. Uno che dice di aver creduto e ora si dichiara nuovamente agnostico. Ma avrà davvero creduto? Insomma ho la sensazione - di altro non potrei, al momento, parlare - che non abbia, in realtà, nonostante le quotidiane pratiche di devozione di quel periodo, mai creduto. Oppure, affermando adesso di non credere, sta dicendo di credere? Ma non lo sta dicendo... non lo so. Sono solo alle prime decine di pagine de Il Regno e magari mi sbaglio
23 marzo
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“Quando dal Machiavelli e dal Vico si passa a leggere il Contratto sociale, si ha l’impressione di non saper più in che mondo ci si trovi: certo, non nel mondo della storia politica né della filosofia della politica. Il problema del Machiavelli era di affermare la qualità propria e la necessità della politica come politica; quello del Vico, d’intendere come la dura e violenta politica si congiunga con la vita etica. Ma il problema del Rousseau non è di questa sorta, e, in fondo, non è un problema che si riferisca all’indagine della realtà. Si tratta, com’egli stesso dice, di escogitare una forma di associazione, nella quale ‘chacun s’unissant à tous, n’obéisse pourtant qu’à soi-même et reste aussi libre qu’auparavant’.” (Benedetto Croce, Elementi di politica)
“Al ‘come se’ della finzione, la parodia oppone il suo drastico ‘così è troppo’ (o ‘come se non’). Per questo, se la finzione definisce l’essenza della letteratura, la parodia si tiene per così dire sulla soglia di questa, ostinatamente protesa fra realtà e finzione, fra la parola e la cosa.
[…] Facendo morire il suo oggetto d’amore, Dante muove certamente un passo di là della poesia trobadorica. Ma il suo gesto resta ancora parodia, la morte di Beatrice è una parodia che, staccando il nome della creatura mortale che lo porta, ne raccoglie l’essenza beatificante. Di qui l’assoluta mancanza del lutto, di qui alla fine il trionfo non della morte, ma dell’amore. La morte di Laura è, invece, la morte della consistenza parodica dell’oggetto d’amore trobadorico e stilnovista, il suo diventare ormai soltanto ‘aura’, soltanto un flatus vocis. Gli scrittori si distinguono, in questo senso, secondo il loro iscriversi nell’una o nell’altra di due grandi classi: la parodia e la finzione, Beatrice e Laura. Ma sono possibili anche soluzioni intermedie: parodiare la finzione (è la vocazione di Elsa), o fingere la parodia (è il gesto di Manganelli e Landolfi).” (Giorgio Agamben, Profanazioni)
25 marzo
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"L'insistenza nel ricercare le cause, lo scambio tra causa ed effetto, l'acquietarsi in una falsa teoria provocano gravi danni, che non è il caso di sviluppare." (Goethe, Massime e riflessioni, 585)
Oggi ho tenuto parte di una lezione di storia sulla tetrarchia di Diocleziano in latino. Una sperimentazione a braccio.
Mi piace andare da solo al cinema. O se sono accompagnato, non ammetto commenti durante la visione. Totale silenzio.
Fini in Ragazzo ha “plagiato” - sia detto tra virgolette e dannunzianamente, e dunque eufemisticamente - alcune felici espressioni di Ervino Pocar relative al Faustus di Mann: diciamo peccato veniale, sono solo poche parole sia pure inconfondibilmente di Pocar (il più grande traduttore italiano di Thomas Mann e non solo, secondo me), quando afferma, a p. 69, che il Faustus è opera “sovrabbondante di citazioni erudite, carica di simbolismi ermetici”, il che è da confrontare con l’introduzione Mondadori (XII ristampa 1996) del romanzo di Mann, dove si dice: “sovrabbondante di citazioni erudite, misteriosa per simbolismi ermetici e allusioni non sempre palesi”... 
Ora. Le parole di Pocar sono di quelle che difficilmente si dimenticano, finiscono per far parte del DNA e nella stessa narrazione manniana si riscontrano affermazioni contrarie alla rivendicazione del copyright. Ma non è condivisibile la stroncatura che lì Fini fa del Faustus, che è sì opera stanca e smembrata, ma anche di potente suggestione, come rilevò Cusatelli. E dove la stanchezza è parte integrante della struttura, che è talmente grandiosa da recuperarla come elemento narrativo attraverso la suprema ironia dell'autore.
Talvolta Rousseau mi sembra Max Stirner.
26 marzo
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L'ergastolo è un istituto ignobile. Sono contento per Raffaele Sollecito!
27 marzo

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Due diversi (non poi tanto) tipi di intellettuale.
E in epoca non sospetta (si fa per dire):

«Carlo conosceva Blessi solo di nome. Assicuratosi di non esser visto dall’interno della libreria, Rinaldo disse:
“Ha un incarico di sociologia della letteratura a Teramo. Ha scritto diversi saggi aggrovigliatissimi e tre romanzi, perlomeno incolori. Ha un concetto della letteratura da studente delle medie. Guai se lo escludono da un’antologia, se non lo convocano a uno solo dei convegni disseminati per la penisola! Valuta il talento di un autore dal numero dei libri scritti e i libri dalla quantità delle pagine. Bega per apparire anche solo un istante in televisione, per parlare cinque minuti a una radio privata. In questi ultimi tempi s’è deciso, va dall’analista. Pare si stia scoprendo, ma questo non lo rende meno petulante. La moglie l’ha piantato un mese fa, è andata a vivere in una comune di donne. La Carella, che non manca di acume, l’ha paragonato a una ciocia. Sai, le calzature dei pastori! Certo si trova in libreria per raccomandarsi ai commessi, che mettano in vetrina il suo libro.”»
(Elio Pecora, Estate, Bompiani 1981, pp. 17-18)

«Nel chiacchierio generale Andrea si rivolse a Carlo:
“Il solito ritardo nostrano. Il poeta sofferente, ovviamente povero, continuamente minacciato da mali mortali. Sempre incompreso, anche se scrive per il giornale delle famiglie. Diverso perché bisognoso di compassione, recita la nevrosi intanto che si strugge per la consapevolezza della sua recita. Col piagnisteo si procura premi in quadri d’autore e in assegni, partecipa ai convegni, convince gli amici indecisi ad avallarlo sui fogli letterari, non cessa di sperare in qualche contentezza  almeno in punto di morte. È il vate veggente. Se ne sta al sicuro, traffica fra il letto e il frigorifero, sollecitando inviti a cena e fuori città intona sublimità in nome del mistero.”»
(Elio Pecora, Estate, pp. 103-104)

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De vitae secretae voluptatibus.
28 marzo

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Gli auguri per le Palme non se li scambiano solo i cattolici tra loro, o così non dovrebbe essere, è un discorso almeno di buona creanza universalmente (non nel senso di cattolicamente) acquisibile. Se no a questo punto non avrebbero senso neppure gli auguri di buon Natale, buona Pasqua, e così via, che pure tutti indistintamente non mi sembra rigettino.

Stabat Mater dolorosa.
- Stiamo.

29 marzo

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“Quando un essere umano si trova in un momento decisivo della sua esistenza, i veri amici fanno di tutto per lui. Gli altri continuano invece a badare ai loro piccoli affari. Ma io ho avuto delle prove di amicizia perfino da gente che non conoscevo o conoscevo appena. Mi ha scritto anche Joseph Losey, che conoscevo appena. Mi ha mandato una lettera meravigliosa. Allora mi sono detto: ‘Guarda un po’, bisogna essere malati per conoscere meglio le persone, per capire la gente, per rendersi conto di chi è sensibile e di chi non lo è…’.” (Luchino Visconti a Costanzo Costantini, in L’ultimo Visconti. La sua lunga, dura, spietata lotta contro la malattia e la morte)


30 marzo

venerdì 27 febbraio 2015

Stati di Facebook (febbraio 2015)



Le confessioni di Rousseau sono un romanzo molto più de Les liaisons dangeresuses di Choderlos de Laclos.
2 febbraio 2015
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L'aura però gli corrisponde, tardi, nei Triumphi, colpo di scena nel gran finale:
"Fur quasi uguali in noi fiamme amorose,
almen poi ch'i' m'avvidi del tuo foco;
ma l'un le palesò, l'altro l'ascose. "
4 febbraio

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TRA CLERO REGOLARE E CLERO PIÙ O MENO SECOLARE, TERTIUM DAVVERO E INCONDIZIONATAMENTE DATUR?
E SEMPRE, PER DIRLA CON BOURDIEU, GLI INTELLETTUALI SONO UN GRUPPO DOMINATO DELLA CLASSE DOMINANTE?
«Attorno a questi problemi si delineano gruppi di tenore opposto, per così dire ‘in entrata’ o ‘in uscita’. I primi sono quelli che cercano di acconciarsi dentro il mercato così com’è; i secondi quelli che si separano dalla comunicazione realmente esistente, muovendo all’aperto verso qualche forma di utopia. I primi metteranno in campo tutti gli accorgimenti e le prudenze per pubblicare presso i grandi gruppi editoriali, intervenire sui maggiori giornali e nelle trasmissioni televisive; i secondi cercheranno di modificare la struttura attuale del mercato della parola, per esempio finanziando piccole case editrici o pubblicando i propri lavori su Internet senza diritti d’autore. Naturalmente tra i due opposti atteggiamenti vi è un’ampia gamma di sfumature: mai come in questo campo il bianco e il nero non si danno come i colori di un’alternativa netta. Tuttavia la differenza tra i due modi di essere c’è, ed è palpabile. Il primo atteggiamento, quello ‘in entrata’, trasforma facilmente l’intellettuale in un funzionario (magari in un ‘editor’, un servo dell’editoria così com’è), o in qualcuno che, pur svolgendo un lavoro importante e perfino originale, è reso dal contesto un cortigiano. Con il secondo atteggiamento, ‘in uscita’, si rischia costantemente la marginalità ininfluente. Però solo questo è in grado di salvare l’”onore del chierico”, per parlare come Benda.»
(Rino Genovese, Il destino dell’intellettuale, p. 52)

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Speremus Latine, Graece autem cogitemus. Dein Latine meditemur, agamus Graece.
6 febbraio

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Inutile disputa andata avanti per secoli: basta: l'autore dell'Iliade e dell'Odissea è uno e uno soltanto: Omero. Non si spiegherebbe altrimenti l'unità di ciascun poema né quanto di metatestuale è presente nell'Odissea rispetto all'Iliade, né come faccia tutto a ruotare intorno all'ira di Achille e al viaggio di Ulisse.
7 febbraio

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Ho letto con inquietudine riguardo al volume 97 dei Quaderni neri di Heidegger. La questione è di tale complessità che in questa sede si può solo vagamente accennarla. Detto terra terra: saremmo daccapo alla mostruosa e inaccettabile spiegazione della Shoah - che non ha spiegazione né motivazione alcuna, è sempre il caso di ribadirlo - come vendetta dell'essere per il deicidio, il che mi fa piuttosto pensare a un suicidio dell'essere che forse si può leggere tra le righe appunto come autoannientamento del fondamento greco-biblico della cultura occidentale. Ma sul nazismo di Heidegger cose definitive sono state dette da Hannah Arendt: ingenuità e ignoranza delle circostanze politiche vere e proprie, e di tutto questo la riprova è che il nazismo non ha saputo né avrebbe saputo che farsi del pensiero di intellettuali come Heidegger. Ha dunque ragione Severino (e, aggiungo, la Arendt), i Quaderni neri vanno lasciati da parte. Questo non significa che bisogna ignorarli ma non vanno messi assolutamente in rapporto con Essere e tempo e gli altri scritti filosofici.
8 febbraio

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“I nazisti avevano le loro idee, e ciò che serviva loro erano tecniche e tecnici totalmente privi di idee o imbevuti solo di idee naziste. Gli studiosi di cui i nazisti si sbarazzarono in men che non si dica, perché in definitiva ben poco utili, furono proprio i nazionalisti vecchio stile come Heidegger, il cui entusiasmo per il Terzo Reich era pari solo alla sua fulgida ignoranza di ciò di cui stava parlando. Dopo che Heidegger ebbe reso il nazismo rispettabile agli occhi dell’élite accademica, fu Alfred Bäumler, un ciarlatano ben noto già in epoca prehitleriana, a prenderne il posto e a riceverne tutti gli onori.”
(Hannah Arendt)
9 febbraio

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Hannah Arendt ha analizzato anche il totalitarismo di Stalin, ma la storia, si sa, oltre a essere magistra di niente che ci riguardi, è scritta dai vincitori. A quando una giornata che ricordi gli orrori perpetrati dagli americani su Hiroshima e Nagasaki? Foibe è parola che mi fa sempre pensare a fobie. La fobia di non conformarsi al pensiero dominante.
10 febbraio

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L'impostazione neo-unitaria, e derivati, ha sempre avuto intorno a sé un'aurea di estetismo, non solo nella questione omerica. Questo apre la strada a qualche paradosso, e in ogni caso a uno strano dualismo: l'analisi non è scienza del testo, ma parte dal testo per fondarsi tanto epistemologicamente quanto esotericamente.
È singolare infatti che dalla parte degli unitari contro i separatisti - o analitici, a cominciare dalle Betrachtungen über Homer’s Iliad del Lachmann, i cui contributi alla critica del testo restano peraltro fondamentali (cfr. a questo proposito Sebastiano Timpanaro, La genesi del metodo del Lachmann, Liviana Editrice, 1990) - ci siano sempre stati protestatari in odor d'eresia, tacciati di essoterismo e che si trovavano a vivere e operare in periodi di riflusso. 
Il monopolio della scienza restava nelle mani dei separatisti, come dice espressamente Jean Bollack, mentre gli altri "erano spesso dei marginali, considerati come esteti, oppure dei professori di liceo" (La Grecia di nessuno, Sellerio 2007, p. 40). Come si spiega questo? Bollack fornisce alcune risposte, legate al disprezzo nutrito dalla critica analitica "per il fatto letterario e pubblico", al punto che la lettura di un testo "prodotto dall'analisi è la prova di un iniziato". 
Il prestigio scientifico, pure nel paradosso evidenziato, consisteva proprio nell'estraneità all'interesse effettivo e alle necessità pedagogiche. Insomma gli analitici abbandonavano l'esegesi, respingendola "ad un livello inferiore, lasciata ai pedagoghi". Quindi gli unitari finivano per essere associati al grande pubblico.
La conclusione che se ne trae è logica e sconcertante allo stesso tempo: scienza non ispirata, l'analisi occupa il posto di un’attività esoterica laddove quella che Bollack chiama “esegesi approfondita”, che tuttavia va oltre la pratica pedagogica pur costituendosi in termini essoterici (operativi e vitalistici), finisce per sconfinare nell’elucubrazione teologica. Ma uno dei grandi meriti di Bollack mi sembra proprio la sua riproposta, attraverso l'analisi dell'analisi, del contenimento del conflitto derivante da questo dualismo. 
                                                                                                                                                                                                                                                                                 10 febbraio