lunedì 6 novembre 2017

Milton e Fulvia - UNA QUESTIONE PRIVATA di Paolo e Vittorio Taviani

Beppe Fenoglio. è importante che un medium potente come il cinema dia risalto a uno dei massimi autori del Novecento letterario italiano insieme a Tomasi di Lampedusa e pochi altri, poco conosciuto dal grande pubblico purtroppo assuefatto a ben altro, nonostante la sua grandezza. Sono andato a vedere Una questione privata di Paolo e Vittorio Taviani, domandandomi come si potesse mai restituire sullo schermo la prosa di Fenoglio, per es.: “La bocca socchiusa, le braccia abbandonate lungo i fianchi, Milton guardava la villa di Fulvia, solitaria sulla collina che degradava sulla città di Alba” (l’incipit). E sì che viene raccontata in un romanzo breve, inferiore al capolavoro che è Il partigiano Johnny (pieno di anglismi e di inglese e di contaminazioni stilistiche dove il reale sprofonda come a confondersi con l’autosufficienza superlativa del testo), la storia della follia dell’amore di Milton per Fulvia, di cui la follia della guerra civile fa perdere completamente le tracce. Ma la maestria dei fratelli Taviani è riuscita a competere con la prosa di Fenoglio attraverso un estetismo asciutto e senza retorica, limpido, essenziale eppure convincente e ben riconoscibile (anche se qualche stupendo fotogramma mi ha fatto venire in mente Salò di Pier Paolo Pasolini, però senza l’estetismo estremo e lussureggiante di quel film)… Quale sarà il destino di Milton? Un’altra opera aperta? “Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò” (l’explicit). Film da vedere e romanzo da rileggere, o leggere per chi non lo avesse ancora fatto. 

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