giovedì 5 settembre 2013

Dicotomia destra/sinistra


Quanto accade sul piano laico non è simmetricamente applicabile alle questioni teologiche interne (o anche esterne) alla storia della chiesa. La teologia della liberazione è stata una fase importante di quella ricerca, molto tra le righe avallata anche dalla stessa Populorum progressio. Che sia finita la teologia della liberazione dunque, come annuncia Stefano Filippi recensendo il libro del teologo peruviano Gustavo Gutiérrez sul Giornale di oggi, a me non piace. Non c'è da esultarne. Certo il cristianesimo fin dalle sue origini non si è mai posto come forza sociale in grado di cambiare il mondo, - fu l'aspettativa delusa di Giuda, come si sa, secondo quanto si evince dal racconto dei Vangeli - ma se vogliamo andare oltre la oggettivamente superata dicotomia destra/sinistra, e attaccare i luoghi comuni del politically correct e gli automatismi acritici e conformistici delle opinioni correnti e il radicalchicchismo tanto di sinistra quanto di destra (è chiaro che i due aspetti sopravvivono nella mentalità degli italiani, sia pure in modo confuso), nemmeno dobbiamo essere "ideologici" a nostra volta, a cominciare da Bergoglio al quale, non è un caso, porta alla fine l'articolo di Filippi.

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