giovedì 24 marzo 2016

LENTA GINESTRA di Toni Negri/1

1. Lenta ginestra. Saggio sull’ontologia di Giacomo Leopardi (Mimesis, 2015) di Antonio Negri è un libro corposo dalle molteplici possibilità interpretative, dichiarate e non, che ha già dato l’abbrivio a una varietà di letture e silenziamenti evidenziati dallo stesso autore nella prefazione alla seconda edizione.
Di fondamentale importanza è il nesso che viene a stabilirsi tra il pensiero leopardiano, a partire dalla canzone All’Italia, e la cultura europea. L’Italia non vi aveva più partecipato dall’età rinascimentale, dopo le angustie del seicento e l’opera esteticamente futile, sia pure storicamente basilare per i poeti successivi, del Marino e soprattutto dopo le vicende violentemente censorie e repressive toccate a Galileo e Bruno. Tuttavia Negri salta - e si capiscono i suoi motivi - per arrivare a Leopardi tutta la grandiosa esperienza di Parini (tutto sommato organico all’aristocrazia italiana e all’Austria, a mio avviso, ma coi risultati estetici che conosciamo) e del neoclassicismo italiano, compreso Foscolo (poeta civile di destra). Alla base del fare poetico c’è la memoria. Ma si capisce presto che tanto quella di Leopardi quanto quella di Negri è una rivendicazione dell’essere e insieme una riorganizzazione del piano della storicità individuale e dunque comune e politica. La demistificazione è il lavoro della critica, che ha un tessuto etico, perché l’etica «è la forza che controlla, e comunque organizza, le dimensioni ontologiche del tempo: tempo della demistificazione; tempo del lavoro critico, tempo della verità» (p. 42). Ma come si definisce la categoria del tempo in Leopardi?
In primo luogo, il tempo leopardiano è il tempo della filologia classica. Una volta che il tempo storico si è fatto dimensione critica, il passaggio dalla filologia alla filosofia è stato inevitabile, esattamente con la Storia dell’astronomia dalla sua origine fino all’anno 1811 e la Dissertazione sopra l’origine e i primi progressi dell’astronomia (entrambe del 1814). Più difficile è seguire Negri quando accosta, per identità di temi - problema tutto da porre, per sua stessa ammissione, - l’illuminismo leopardiano agli esiti teorici di Francoforte, però almeno con un’obiezione che l’autore stesso previene affermando che «la critica dei francofortesi riguarda la “sussunzione reale” della società del capitale, quella di Leopardi solo la “sussunzione formale”» (p. 45, n. 27). In secondo luogo, il tempo interiore, strutturalmente assunto, rifluisce nell’oggettività dell’essere. Non è operazione nostalgica di recupero del mito antico tramite l’idealizzazione. Il suo classicismo è antiromantico e, nella posizione che prende durante la querelle, garanzia contro l’inevitabile fallimento del romanticismo che pure si sarebbe riverberato successivamente nello sperimentalismo inquieto ma strutturato del Carducci barbaro.   
Per la verità, questa contrapposizione tra classico e romantico è un’insensatezza. Tanto il classicismo quanto il romanticismo sono astrazioni dal momento che tanto la storia e la fantasia quanto la natura e il sentimento sono presenti nella strutturale complessità della letteratura. Leopardi ha la geniale originalità di riformulare i termini del dibattito: «Il concreto del fare poetico vive positivamente non di queste alternative ma del congiungersi delle polarità. “La natura non si palesa ma si nasconde” e solo la fantasia della naturalezza e le forme storiche della convivenza sapranno rivelarla al poeta» (p. 79). E infatti la ripresa del mito antico deve risiedere, introiettata nel tempo interiore attraverso la memoria, in nessun altro luogo che nel quotidiano senza alcun movente dialettico nei rapporti con la storia contemporanea.

2. Andando avanti nella lettura ci accorgiamo di una sovrapposizione di cui avevamo precedentemente avuto il sospetto:  stiamo parlando di Leopardi o di Negri? Non c’è dubbio che esista nel testo una consonanza tra i due autori, in specie per quanto riguarda la dialettica prigione/liberazione (Recanati/fuga, prigione di Negri/libertà), essendo legittima l’identificazione che rimanda a una nuova interpretazione. E questo di Negri è proprio un Leopardi antidialettico. Il suo è storicamente il tempo della dialettica, o che tra poco avrebbe scoperto la dialettica (idealistica). Ponendosi al di là di essa, Leopardi rompe col proprio tempo rivendicando l’ultimo orizzonte (interrotto dalla siepe de L’infinito) dell’essere, ma dell’essere pretende le infinite possibilità nella finitudine e non nelle dimensioni rarefatte e platoniche, astoriche, del mito delle Grazie foscoliane (lasciate però, non a caso, incompiute - finite ma non terminate, come scriveva – dal poeta ben consapevole dell’impossibilità della poesia antica in epoca contemporanea).
Ecco paradigmaticamente l’ambivalenza di Negri, non in conseguenza di una qualche ambiguità del dire (le cose vanno dette sempre in modo chiaro ma non necessariamente univoco) bensì in ragione di una valenza pluralistica insita nell’argomentazione: «Ne viene una terza complementare caratteristica del pensiero di Leopardi. [...] Non è un pensiero progressista perché non è un pensiero storicista. Luporini, Binni e altri autori hanno spesso dimenticato, nel condurre un’orgogliosa e giusta battaglia antiformalista, la rigidità del nesso fra storicismo e progressismo. [...] Aggiungiamo che il nesso materialismo-catastrofe non può in nessun modo essere interpretato in forma reazionaria: non perché il concetto di reazione sia, al pari di quello di progresso, privo di senso in riferimento alla lirica leopardiana ed ai suoi contenuti parziali - ma perché il nesso catastrofico scoperto e organizzato dal materialismo si oppone ad ogni pratica restaurativa, alla ripetizione del tempo storico, alla stereotipa resistenza del passato. La catastrofe è contro la reazione» (pp. 93-94).
Insomma è come se Leopardi pretendesse di essere un poeta greco all’interno della finitezza spazio-temporale, quasi fin dentro le angosce del carcere recanatese e dal carcere non solo tenta la fuga e in seguito effettivamente uscirà, ma nel carcere vive l’esperienza della liberazione o, meglio, della libertà del tempo interiore senza la minima tensione illusoria di carattere metastorico o idealistico.
È ormai così oltre la crisi: la sua vicenda ora è inserita nel destino comune. Questa svolta è databile nella lettera al Giordani del 19 novembre 1819. Giacomo ha ventun anni. La consapevolezza che il tutto è nulla non esclude la seconda natura, data dalle illusioni. La prima natura le concede a tutti e in qualsiasi circostanza, ed è qui che si fonda il reale.
Leopardi elabora una critica antikantiana della ragione, lontana anche da Rousseau se è vero che Rousseau ha aperto all’idealismo. La funzione critica dell’illusione, prodotta dalla prima natura, è contraria alla ragione. In altri termini, la ragione e non la natura, in questa fase, è corruttrice delle lettere italiane – Negri legge: del costume italiano, essendo le lettere espresse dal costume.

                  
                                                         
                                    
















mercoledì 23 marzo 2016

Il Verga non scritto

Quella dell'ultimo Verga è una lettura impossibile. 
C'è grandezza nelle sue non-opere estreme (perché non scritte) dove il dato estrinseco manca in modo assoluto e l'intuizione creativa resta tutta quanta chiusa in sé. Ciò che colpisce è non tanto il suo ritorno alla vita di provincia, a Catania, né la sua incapacità di scrivere più una riga (i romanzi progettati non vengono neppure iniziati, de La Duchessa di Leyla non fa che un solo brutto capitolo; si dedica soltanto stancamente al teatro, nemmeno con sforzo d'invenzione, rifacendosi alle sue opere precedenti), quanto l'indifferenza ormai completa perfino per il grande amore della sua vita, la contessa Dina Castellazzi.




giovedì 17 marzo 2016

Venerdì 19 giugno 2015

Pomeriggio: estate/sensi, voglia di organizzare il tempo.

Sera o alibi. Così week-end. Per potenziare il seguito.

mercoledì 16 marzo 2016

Lunedì 30 ottobre 2006

Di nuovo intenso, reale. Era a casa mia, in una stanza adiacente. Parlato. Grande senso di pace. La promessa di parlarci ancora, a lungo.


Letture in bilico

Inauguro una nuova categoria per questo blog.

Sono letture in bilico perché alla quotidianità di noi tutti, compressa, frettolosa, annaspante talvolta verso una ricerca insensata è richiesta sottrazione di tempo per riprendere la strada maestra e recuperare energie, riappropriarsi di sé e questo solo i libri sanno dare.

Perciò non sono esattamente recensioni. Piuttosto sono annotazioni che implicano una partecipazione soggettiva in una misura diversa dal giudizio critico, anche se nel momento in cui l'articolo viene pubblicato, quella soggettività assume una valenza nuova nel riferimento a qualcosa d'altro che emerga dai testi presi in considerazione.

Nei prossimi giorni e settimane darò inizio a qualche breve annotazione di mie impressioni di lettura.

Adolphe

Adolphe ama sconsideratamente Ellénore. Non esiste soluzione di continuità tra presenza e assenza di lei, il sentimento romantico si eleva fino a costituirsi come l'unica realtà totalizzante di Adolphe. Quando c'è di nuovo, presente, è un nuovo amore intorno a cui far girare la routine, un nuovo interesse, una curiosità, anche un vizio. Ossessivo: Adolphe sbriga in fretta le faccende quotidiane, e concentrandosi esclusivamente su Ellénore, finisce per allontanarsi da ogni altra vita sociale, e i conoscenti e gli amici di Adolphe si meravigliano di questo trascurare le occasioni di svago.

(6 marzo 2016)

giovedì 1 ottobre 2015

Stati Facebook (Settembre 2015)

Il Pd di Renzi mi pare la Fratellanza islamica del libro di Houellebecq. Inquietante.
1 settembre
*
anne caelestes dii catholicorum dominantur, terreni incolunt singula?
2 settembre
*
Ma cos'è tutto questo odio contro chi opera nella scuola? Ho rimosso una fbamicizia. Proprio non si tollera che si spari a zero contro gli insegnanti specialmente in una congiuntura così complessa. Trovo che sia da balordi.
3 settembre

《Venezia è città che sveglia nei ben vivi tutte le potenze vitali, impedendoli di acquietarsi nell'automatismo dei consueti sentimenti e pensieri, donando loro sempre nuovi motivi di stupore e di esaltazione.》
(Diego Valeri, Guida sentimentale di Venezia)
4 settembre
*
Capito i giornalisti di regime? Al TG1: gli 80 euro di Renzi hanno fatto risalire i consumi!... che roba.
In un bel bar che frequento da poco, il proprietario per due volte mi ha chiamato maestro. 
Alla seconda volta ho replicato: "Io però sono professore, non maestro!"... ahahah poi mi ha spiegato che mi vede come artista, o di quadri, musica, scrittore ecc.
"Beh grazie, comunque ha colto bene, scrivo. Sono contento di non passare inosservato ahahah"

5 settembre

*

Se tu venissi nell’Autunno,
spazzerei via l’Estate,
con un gesto annoiato e un sorriso
come le massaie scacciano una mosca.
Se a vederti mancasse ancora un anno,
avvolgerei in gomitolo ogni mese –
riponendo ciascuno in un cassetto,
per timore che i numeri si fondano -
Se il ritardo non fosse che di secoli,
conterei sulla mano, sottraendo,
finché non mi cadessero le dita
nella terra di Van Dieman.
Se fossi certa, dopo questa vita,
che la tua e la mia saranno ancora,
la scaglierei, come una scorza vana,
e prenderei l’Eterno –
Ma ora, incerta della misura
di questo, che ci divide,
mi punge, come l’Ape coboldo –
che non definirà – il suo aculeo.

(Emily Dickinson, 1862, versione di Ginevra Bompiani)

7 settembre

*

Ma la famiglia di Marta Russo pensa che sparando a zero contro‪ ‎Giovanni Scattone riportano in vita la ragazza? A che serve tutta questa polemica? Se la legge non ha niente da obiettare alla sua assunzione, perché devono avere da ridire gli altri? Ma ho appreso adesso che Scattone ha rinunciato al posto che gli competeva. A me pare un'ingiustizia.

Mi sono beccato il classico raffreddore settembrino, mi sento tutto amorfo e traballante come il protagonista di Sottomissione di Houellebecq. Ma, a differenza di questo (del protagonista e non, si spera, di Houellebecq), all'islam non mi converto.

10 settembre

*

E così François non ha resistito all’islam. L’ultimo capitolo però è scritto al condizionale passato: a rigore, viene da pensare a un’ipotesi di futuro e non a una necessità ineluttabile. François, che è anche una metafora della cultura occidentale, non dà il minimo segno di resistenza in tutto il libro, sia nelle sue vicende private che in quelle pubbliche. Nemmeno ha un sussulto di autostima in finale, a parte essere e considerarsi il più grande studioso vivente di Huysmans. Ma mi piace pensare a un finale aperto, anche se non si danno altre ipotesi e l’unica praticabile è la sottomissione all’islam.

11 settembre
*


Ho acquistato sapientissimi cristalli di quarzo alla Fiera d’Oriente: si lascia che il loro aroma si disperda per l’ambiente, regolano l’equilibrio psico-fisico e combattono gli spiriti maligni, comunque li si intenda. Poi una volta a settimana bisogna rimescolarli, agitarli.
Io sono ancora un po' raffreddato e non sento del tutto il loro profumo, ma non dubito dell'effetto benefico.

13 settembre

*

《Quando il maggior pericolo è la morte, si spera nella vita; ma quando si conosce il pericolo ancora più terribile, si spera nella morte. Quando il pericolo è così grande che la morte è divenuta speranza, la disperazione è assenza della speranza di poter morire.》

( S. Kierkegaard, La malattia mortale)
14 settembre


*

Dal mio vivace foco
nasce un effetto raro,
che non ha forse in altra donna paro:
che, quando allenta un poco,
egli par che m'incresca,
si chiaro è chi l'accende e dolce l'ésca.
E, dove per costume
par che 'l foco consume,
me nutre il foco e consuma il pensare
che 'l foco abbia a mancare.

(Gaspara Stampa, CCXXXIX)
17 settembre

*

Adamo in giardino con la sua sposa
la nudità in sé non è cattiva né buona
ma lo slip che li tolse dall'idiota
beatitudine per gettarli nella vita
era parure di frasche e fu commesso
da qualcuno con l'intenzione di corrompere
- frasca o slippino ai nostri occhi è roba
uscita dalla mente di un tecnologo coi fiocchi.

(Nelo Risi, da Di certe cose)

19 settembre

*

Fama volat parvam subito volgata per urbem,
ocius ire equites Tyrrheni ad litora regis.

(Verg., Aen., VIII 554-555)

20 settembre


*

Ma no. Maurizio anche questa volta non ride. Appartiene ad una generazione impassibile, che non dà importanza alle idee ma alla capacità delle idee di mettere automaticamente chi le professa "sopra", e chi le osteggia, "sotto". Dice, infatti, serenamente: "Un intellettuale? Giusto. Dunque un borghese."
"L'intellettuale non è un borghese."
"L'intellettuale è un borghese."
"No, che non lo è."
"Sì, Rico, lo è."
"Se è vero che l'intellettuale è un borghese, allora tu sei un borghese due volte: come persona di estrazione borghese e come intellettuale."

(Alberto Moravia, Io e lui, cap. II)

22 settembre

*

SIGNORA BOYLE. Mi scusi, sa, ma bisognava procurarsi un personale adeguato ancora prima di aprirlo, un esercizio del genere. La vostra inserzione era tutta fumo negli occhi. Posso chiederle se sono la sola ospite... oltre al maggiore, s'intende?
MOLLIE. Oh no, ci sono parecchie persone.
SIGNORA BOYLE. E questo tempaccio, poi... Una bufera, nientemeno. E' tutto veramente increscioso!
MOLLIE. Ma non potevamo prevederlo, il tempo!

(Agatha Christie, Trappola per topi, Atto I, scena 1)

24 settembre

*

"il dialoghismo è seducente e felice a segno che non trova l'invidia ove l'emende; e tutto ciò in un idioma straniero!"

(Metastasio a Carlo Goldoni, Vienna 30 Dicembre 1771)

28 settembre

*

Tempus in quo praerumpuntur pilae.

*
A

1. necessità logica negativa = impossibilità assoluta
2. necessità logica positiva = necessità assoluta
3. necessità effettuale negativa = impossibilità relativa
4. necessità effettuale positiva = necessità relativa

B

1. esclusione dell'impossibilità assoluta = "possibilità"
2. esclusione della necessità assoluta = "contingenza"
3. esclusione dell'impossibilità relativa = "compossibilità"
4. esclusione della necessità relativa = "arbitrarietà"


30 settembre



sabato 8 agosto 2015

Problemi con Croce: "Materialismo storico ed economia marxistica"


È a prima vista singolare che nella prefazione del 1899 a Materialismo storico ed economia marxistica il filosofo venisse testualmente a precisare: «È stato affermato, da più d’uno, che io, da rigido marxista ortodosso, mi sia venuto via via mutando e abbia assunto, in fine, atteggiamento di critico e di oppositore. Non avrei, naturalmente, nessuna difficoltà ad ammettere il fatto, se fosse vero; ma che non sia vero, non debbo spendervi parole intorno: i saggi qui raccolti, e che sono tutto ciò che ho mai pubblicato in materia, bastano a provarlo» (Laterza 1968, pp. IX-X). In queste parole si coglie, come spesso accade negli scritti di Croce, il gusto del paradosso e delle distinzioni non avulse però dalla coesistenza apparente di elementi contradittori, o falsamente aporetici, proprio in quanto dialettici, o, meglio, qui si comprende anche la funzione pedagogica - perché provocatoria - che Croce si attribuiva e gli veniva riconosciuta di maestro non bisognoso di ripetitori acritici, oltreché naturalmente del filosofo che è un generatore di nuovi problemi da sviluppare da parte di altri. 
Il paradosso scaturiva qui invece dalla confusione che era stata fatta proprio attraverso i fraintendimenti teleologici e fatalistici legati all’attribuzione erronea dei caratteri di una filosofia della storia al materialismo storico. Di conseguenza, si era attribuita a Marx - e «un po’ di colpa spetta – sottolinea Croce - allo stesso Marx; il quale, come una volta ebbe a dire,  amava civettare (kokettieren) con la terminologia hegeliana» (op. cit., p. 7) - la previsione stessa dell’inevitabilità progressiva, fatalistica e quasi provvidenziale del comunismo.
Ebbene, una filosofia della storia - ossia una filosofia dei fatti concreti che costituiscono il corso della storia -  è soltanto possibile qualora tutto il corso della storia sia riducibile concettualmente, ragion per cui il materialismo storico, come era stato sostenuto implicitamente già da Antonio Labriola, non è una filosofia della storia. Tralasciando per un momento il problema che quindi si pone, più di natura logica che storica, quello, cioè, relativo al dilemma se sia impossibile al marxismo essere una filosofia della storia oppure se non esistano tout court filosofie della storia (non potendosi ridurre il movimento storico che al solo concetto di “sviluppo”, teoreticamente non derivabile dall’idea di progresso se non presupponendo anche il regresso nell’avvicendarsi dei fatti concreti: ma questo vorrebbe dire che l’unica filosofia della storia legittima sia quella hegeliana), il materialismo storico non risulta essere il capovolgimento della concezione hegeliana della storia.
Più corretto è denominarlo “materialismo astratto”, perché introduce nella concezione della storia il materialismo metafisico, per l’ovvio motivo che l’idea di Hegel non sono le idee degli uomini. Ecco che il capovolgimento della filosofia hegeliana della storia si dà (semmai) nel considerare immanentisticamente la storia un sistema di forze. Il materialismo storico è allora un fraintendimento o un modo di dire, non avendo relazione col materialismo metafisico. In altri termini, un materialismo storico così concepito è un equivoco marxistico, perché il materialismo storico non solo non è l’ultima e definitiva filosofia della storia, bensì non è affatto una filosofia della storia.

mercoledì 1 luglio 2015

Stati di Facebook (Giugno 2015)







Arte-meretrice o arte-pedagogo? Vergilius poeta an orator? (cfr. Hor., ad Pisones 333-334)

«Il procedere immorale diventa insieme antieconomico solo nell’uomo fornito di coscienza morale. Infatti, il rimorso morale, che è l’indice di questa, è, insieme, rimorso economico: dolore, cioè, di non aver saputo volere completamente raggiungere quell’ideale morale che si era voluto in un primo momento, innanzi di lasciarsi sviare dalle passioni.»
(Benedetto Croce, Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale)

1 giugno

*

Non capisco tutte queste polemiche risentite per l'articolo di Pietro Citati di giorni or sono. Che cosa ha detto di tanto strano? Sposarsi non è necessario, né per gli omosessuali né per nessuno e giustamente il politicamente corretto di oggi rimuove ogni articolazione del pensiero che non si uniformi agli automatismi preconcetti e inconcludenti tanto diffusi. Intendiamoci: se il discorso diventasse politico è ovvio che finirebbe per mostrare fragilità e pochezza di vedute, quindi non piace neppure a me che la tanto evocata Europa non si prenda a punto di riferimento anche per quanto riguarda i matrimoni "gay" (parola non delle più felici, per inciso ma entrata nell'uso comune ormai da molti anni). Ma Citati non è un politico, e d'altra parte la storia delle rivendicazioni dei diritti degli omosessuali è piena di riserve proprio nei confronti della normalizzazione conformista e consumistica, vista in chiave di tolleranza repressiva, di una cultura omoerotica avulsa da tutto il "maledettismo", il sulfureo e il demoniaco che, sia pure in maniera a volte estetizzante, interseca(va) parecchia grande letteratura. Che poi questo non possa piacere alle masse -o a una parte di esse, pur sempre massificata e dogmatizzata - e ai loro guru è un altro discorso. Che andrebbe sviluppato, essendo questo il vero problema sul piano culturale. In ogni caso parlare di omofobia è completamente fuori luogo.

*

“In base a che cosa potete decidere che una vocazione è autentica, dal momento che secondo voi, se ho afferrato bene il vostro pensiero, non c’è voce che, di lassù, chiami colui che crede di udire questa voce abbastanza nettamente per obbedirle? e la Chiesa che, tutta intera, si è levata all’appello di quella voce e che accoglie coloro che ubbidiscono all’appello, come può pensare di venire a consultare uno spirito convinto che l’appello sia illusorio e che la voce non abbia mai chiamato?” “[…] la Chiesa da parte sua mi dà fiducia e apprezza il mio punto di vista quando si tratti di capire se, in una persona, non ci sia nulla che impedisca di morire completamente al mondo, di aderire a questa morte senza che questa morte e l’abito che la rappresenta agli occhi degli altri uomini come di colui che osa portare l’abito, senza che tutto questo sia una mascherata, un travestimento di una delle forze dell’anima rispetto a un’altra forza dell’anima. In poche parole, perché ci sia vocazione autentica – non riesco a usare altro termine se non quello che è tradizionale – perché ci sia risposta valida all’appello, occorre avere compreso il Maestro quando ci invita a seguirlo; che altro vuol dire: obediens usque ad mortem crucis, se non che con tutta l’obbedienza di un figlio amoroso, egli ha, sulla croce – questo letto nuziale – abbracciato sua Madre, la Morte, alla quale ci ha convitati”. “Volete dire che la Chiesa… - domanda Jérôme , - volete dire che Nostra Santa Madre Chiesa non sarebbe che l’immagine…” “La Chiesa non dice che cosa essa è, - dice Persienne, - ma sa che io lo so”.
Quello che a noi risulta prezioso, dice il direttore di Jérôme, è che Persienne constata non già la grazia in un uomo o in una donna, perché ne è incapace, ma piuttosto la loro informazione da parte della grazia. Potete stare certo che tali anime sono premunite contro qualsiasi manovra egli potesse tentare su di esse, al di là di questa semplice diagnosi. O la grazia ha davvero sradicato l’orgoglio e piantato l’umiltà in una tale anima, oppure l’anima si è compiaciuta del simulacro che Persienne saprà tanto meglio riconoscere in quanto forse se ne è reso vittima a sua volta.
(Pierre Klossowski, La vocazione interrotta)
2 giugno

*

Non sono fascio. Sono comunista e simpatizzo per la Lega Nord.

Infatti discuto solo con chi decido io, negli altri casi vado a braccio dando all'interlocutore anche la sensazione che io stia discutendo fino a dargli perfino ragione: ma non è vero niente: è una recita: una menzogna; se è stupido - e lo è, se no non si arrogherebbe il diritto di avere ragione - mi diverto a posteriori; se è intelligente - si danno anche di questi casi - o decido a priori che quasi quasi è meglio lasciarlo vincere - tanto è intelligente e prima o poi arriverà a capire -, oppure mi ci metto seriamente a discutere tornando indietro - ma è raro - sulla mia decisione di non discuterci.

3 giugno

*

"spingendo all'estremo la carità"
(PK)

Certe conversazioni in chat mi fanno venire l'angoscia di castrazione.

La faccia di Renzi disturba il mio senso estetico, perciò nascondo dal diario i link almeno più recenti che lo riguardano. Grazie.
Una classe politica (quasi) totalmente ignorata dalla grazia. Della quale però è prerogativa il prendersi-cura (anche della "polis", caoticissima) proprio quando...

4 giugno

*

"se nella bocca del padre della menzogna la verità è sempre menzogna, la menzogna è sempre una verità nella bocca della Verità."
(Pierre Klossowski, La vocazione interrotta)

5 giugno

*

"È forse una proprietà dell'essenza della salvezza il non annunciarsi con dei segni, bensì l'attuarsi nella profondità dei simulacri."
(Michel Foucault, La prosa di Atteone)

6 giugno

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“vi sono manifestazioni di dissenso, personalità non accademiche, che hanno il coraggio – in virtù forse della loro condizione non istituzionale - di proporre percorsi alternativi di pensiero, ipotesi di lavoro singolari e derivate, insomma di nobilitare in campo filosofico suggestioni e motivi non riconducibili immediatamente a uno straripante imperialismo della ragione. Tali figure filosofiche, eretiche per invio destinale e per scelta, si possono chiamare ‘maestri occulti’, perché il loro pensiero opera con vigore in maniera sotterranea. Tra di esse bisogna senz’altro annoverare Pierre Klossowski a cui continuano a interessarsi giovani studiosi e scrittori affermati.
Klossowski, precisiamolo subito, è un pensatore che non ha nulla a che fare con la storia della filosofia in quanto rigido ordine cronologico, tabellare e classificatorio.”

(Aldo Marroni, Pierre Klossowski. Sessualità, vizio e complotto nella filosofia)

Non sarebbe bizzarro tradurre dal francese in italiano la versione di Klossowski dal latino dell'Eneide?

La distinzione tra ordine temporale e ordine della Grazia, tra filosofia saggia e filosofia scellerata, tra religione e fede, tra istituzione e Rivelazione, tra divinità e Dio, tra carnefice e vittima, tra delatore e indiziato rende comprensibile, e quindi possibile, l’attività di un prete psicoterapeuta ateo che s’interessa solo alle cose terrene.

8 giugno

*

"Se è necessariamente perfido mettere in pratica la parola secondo la quale il peccato produce una sovrabbondanza della grazia, allo stesso modo è davvero troppo 'gratuito' descrivere la sovrabbondanza della grazia nell'abbondanza del peccato."
(P. Klossowski, La vocazione interrotta)

“È il caso del dogma dell’Immacolata Concezione che la Vergine conferma attraverso la sua apparizione a Bernadette, la quale era perfettamente ignara di tale dogma. Diversa è l’apparizione che viene a confermare una devozione tradizionale come una rivelazione concessa singolarmente, per esempio l’apparizione di La Salette. Allora, all’interno della tradizione si fonda una devozione che guadagna terreno gradatamente a partire dall’immagine proposta dalla rivelazione particolare. In sostanza, l’apparizione non è altro che un’immagine in forza della quale la grazia porta a compimento un lungo lavoro dell’anima che si era scelta; oppure è l’immagine iniziale da cui deriverà una devozione. Ma a questo punto cominciano le difficoltà, le contestazioni, le polemiche. Quando un’immagine non si inscrive in modo necessario nella tradizione, come è il caso della visione del Sacro Cuore concessa a Marguerite Alacoque che illustra in forma sensibile tutta la Cristologia, ma sembra inaugurare una situazione nuova nell’economia stessa della rivelazione, come annunciano le parole di Colei che piange a Mélanie: Non potrò più trattenere il braccio di mio Figlio, è inevitabile che questo porti anche con sé una visione nuova della Redenzione.”
(P. Klossowski, La vocazione interrotta)

*
Gli unici intellettuali (termine sempre controverso, ma qui nel contesto di queste affermazioni) che hanno detto qualcosa a favore della scuola italiana - e non dico a favore degli insegnanti di ogni ordine e grado ma proprio della scuola e cioè dell'istruzione pubblica e cioè della democrazia - sono stati Cacciari, Amalia Signorelli, Ernesto Galli della Loggia e Stefano Rodotà. A parte quelli per cui esiste almeno per quanto mi riguarda una possibilità in più di interpretazione, tutti gli altri se ne possono andare tranquillamente su un'isola deserta a scannarsi tra loro come sono da sempre abituati a fare. Non si capisce poi come un partito che si dichiara di sinistra insista su una progettualità di leadership per niente partecipativa dimostrando un senso dello stato inferiore a quello di Mussolini. Mi sbaglio? Spererei di sì e probabilmente sì ma del resto, il voltafaccia di alcuni è una riconferma del loro servilismo e di come aveva ragione Bourdieu appunto nel definire gli intellettuali gruppo dominato della classe dominante.
10 giugno

*

A s s o c i a z i o n e  d i  l o t t a. C’è un tipo d’intellettuale di cui occorre diffidare tanto più quanto più sembra degno di stima per l’onestà degli sforzi, per la serietà del pensiero, e spesso anche per modestia e oggettività. Sono i combattenti, quelli che sono in lotta permanente con se stessi, sempre di fronte a decisioni che impegnano tutta la loro persona. Ma le cose non sono poi così tragiche. Essi dispongono, per il cimento radicale a cui si mettono, di un armamento sicuro, la cui abile utilizzazione smentisce e confuta la lotta con l’angelo: si pensi ai libri dell’editore Diederichs o alle opere di certi teologi ipocritamente emancipati. Il lessico nodoso e sanguigno fa dubitare della correttezza dei combattimenti organizzati e sostenuti dall’interiorità. Le espressioni sono tutte prese dalla guerra, dal pericolo fisico, dall’annientamento reale, ma non fanno che descrivere processi della riflessione: che, in un Kierkegaard o in un Nietzsche, a cui i lottatori amano richiamarsi, potevano implicare un esito mortale, ma non certo nei loro seguaci non richiesti, che non cessano di esaltare il proprio ardimento. Essi si attribuiscono a duplice onore – spiritualizzazione e coraggio – la sublimazione della lotta per l’esistenza: ma in realtà, attraverso l’interiorizzazione, il momento del pericolo è neutralizzato e ridotto a un ingrediente di una concezione del mondo che si compiace della sua natura robusta e sanguigna. Indifferenti e superiori al mondo esterno, che non entra in considerazione di fronte alla serietà della scelta, essi lo lasciano tale e quale, e finiscono per riconoscerlo.
(Theodor W. Adorno, Minima moralia, 87)

11 giugno

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“Il filosofo è un soggetto eccezionale, a cui spetta il compito di subire e accogliere le potenze, che vogliono possederlo e aprire un varco, un accesso, a tutto il dramma del conflitto impulsionale, costringendolo a rinunciare così a una vita accademica onestamente avviata verso i massimi successi professionali. A Nietzsche non basta la conoscenza come amour-plaisir, dunque la semplice curiosità, o come amour-verité, soltanto per ottenere onorificenze.”
(Aldo Marroni, Pierre Klossowski. Sessualità, vizio e complotto nella filosofia, pp. 28-29)

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Fatto scrutini di sabato pomeriggio (sic), giocoforza grazie al blocco degli scrutini dei giorni precedenti. Io personalmente non ho scioperato né avrei bloccato nessuno scrutinio e con questo non sto dicendo che non ci siano state motivazioni più che legittime per manifestare il famoso dissenso. Ma nel blocco degli scrutini non credo, non capisco a che cosa serva, tutto si traduce infine nel riconvocare i consigli di classe mentre se non si fossero fatti per niente - se in tutt'Italia si fosse deciso di non scrutinare nessuno facendo perdere l'anno a tutti gli studenti, se si fosse deciso di boicottare gli esami di stato non permettendo a nessuno di diplomarsi - avremmo, allora sì, costretto il governo a prendere atto di una situazione chiara sia pure interrompendo il servizio ma allo stesso tempo almeno dando il famoso segnale. Saremmo stati licenziati tutti in massa? Qualcosa di oscuramente strategico c'è dietro questa riforma della scuola che si vuole a ogni costo portare avanti, non l'immaginiamo neppure.
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Tra i libri più belli che ho letto negli ultimi mesi: Amicizia e passione. Giacomo Leopardi a Napoli di René de Ceccatty.

13 giugno
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"Facile, a saperla fare"; replicò Agnese. "Bisogna fare un matrimonio gran destino". - La buona donna voleva dire clandestino.
(Fermo e Lucia, Tomo primo, Cap. VI)
16 giugno

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Alla camera (interrogazione parlamentare in corso) molti come minimo con un cellulare in mano a digitare, vicepresidente compreso. Di qui si vede la concentrazione e dedizione elargite per il loro umile lavoro. E come mai non esiste una normativa che anche in parlamento vieti l'uso della telefonia mobile?
17 giugno

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Stamattina faccio in un modo e le cose vanno in un altro. C'è un trascendentale che si impone.

Date a gatto mangime di cane?
18 giugno

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Impara la parte e mettila nell'arte.
19 giugno

Ma che fissazione Busi nelle Vacche amiche contro Proust: in parte ha ragione, che i suoi personaggi abbiano denaro va da sé, non ci dice da dove proviene, ma Proust è mica Balzac! Però la scrittura è potente - dico di Busi, esilarante la mail alla dottoranda tirolese.
"Essere amici di uno scrittore comporta condizioni che non comporta l'esserlo di uno scienziato, un economista, un droghiere, un profumiere, un'operatrice del call center, un gazzettiere, una barista, una donna: ciò che sono io, ammesso ti interessi qualcosa di me, sta nei miei libri, non certo in quello che sono con te se tu prescindi da essi mentre io non posso prescindere dalla pochezza della tua umanità al netto della mia momentanea filantropia d'ascolto."
(AB, Vacche amiche)

Fur quasi eguali in noi fiamme amorose, | almen poi ch' i' m'avvidi del tuo foco; | ma l'un le palesò, l'altro l'ascose.
(FP, Triumphus Mortis, Il, 139-141)
- è quel "quasi" che ti fotte 

"Difficile trovare un ricco dalla nascita che non sia un feroce cretino o un eletto demente destinato a ingrossare le fila dei potenti forti di ogni debolezza e vizio. Un ricco fattosi da sé come vuole il luogo comune e che pure non scherza quanto a euforica idiozia, raramente riesce a eguagliare un ricco dalla nascita in su.
Be', però mica scherzano neanche i poveri dalla nascita in su se solo per questo optano per diventare poveri di spirito in divenire rancorosi esattamente come un ricco che si è fatto da sé."
Aldo Busi, Vacche amiche (un'autobiografia non autorizzata)

Al tempo che rinnova i miei sospiri | per la dolce memoria di quel giorno | che fu principio a sì lunghi martiri
(FP, Triumphus Cupidinis, I, 1-3)
20 giugno

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Franco Cordelli su la Lettura "recensisce" (operazione impropria, come è ammesso da lui stesso) LA SIGNORINA CORMON di Balzac - il titolo originale è LA VIEILLE FILLE, ovvero LA ZITELLA, primo romanzo d'appendice. E perché Sellerio non ha scelto direttamente questo titolo? Oppure L'UTOPISTA ROMANTICO, a sto punto.
Su tre pretendenti ha la meglio il borghese du Bousquier: ma il matrimonio non viene consumato. Gli altri due, l'aristocratico Valois e il romantico-utopista Anasthase (alter ego di Balzac) perdono "per caso": e il caso è - come in Manzoni, aggiungerei, sotto le mentite spoglie provvidenziali - e cioè la volontà dell'autore -il vero protagonista del feuilleton.
21 giugno

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In realtà Bernhard facendogli dire "in nulla io sono stato il non plus ultra" non fa che riaffermarne la grandezza, in fondo Goethe muore è un continuo omaggio a lui

22 giugno

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Alle 17 i soccorsi di Plinio il Vecchio erano già iniziati. A Ercolano fuggono verso il mare.
24 giugno

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Sono senza esami e senza scuola fino al 3 luglio tranne il pomeriggio del 29. Finalmente un po' di libertà va cercando ch'è sì cara ecc., per contemplare mia inutil vita. Estremo unico fior. Sei nella terra fredda ecc.

Alla fine è stato un partito di sinistra, erede alla lontana del Pci di Berlinguer, a voler distruggere la scuola pubblica. L'intenzione è evidente. Ma l'andazzo era altrettanto evidente da tempo e da molto sono andato distanziandomi da quell'area politica. E purtroppo ho antiveduto in modo giusto, come quasi sempre mi accade, mio malgrado. Ne verrà una situazione ingestibile, un caos di proporzioni inimmaginabili. Non c'è dubbio che questo è il peggior governo in assoluto di tutta la storia repubblicana, se non da prima!
25 giugno

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Ma colleghi, l'analogia col fascismo che usate come metafora è un boomerang. Questo è pressappochismo e, di nuovo, ideologia mal spesa! Durante il fascismo era in atto la riforma Gentile che a tutt'oggi è stata la migliore riforma della scuola mai pensata in Italia. Era tutt'altra situazione epocale, non si possono fare confronti diretti.
25 giugno

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Che dopo tanti insulti gratuiti subiti da parte del ministro Giannini e del premier, questa riforma, oltre a gettare ancora più nel discredito gli insegnanti italiani di fronte a un'opinione pubblica disinformata e pilotata, è in modo particolare un insulto e una beffa proprio a svantaggio dei docenti meritevoli.

Devo dire, Todorov a parte (sulla questione dei generi letterari, alla cui differenziazione molti di noi non credono più da tempo), l'unica cosa che mi piace, davvero l'unica - e questa sì innovativa - di questa abominevole riforma, è l'introduzione dell'educazione alla parità di gender per evitare discriminazioni e violenze. Non c'è dubbio che il genere declinato nei suoi comportamenti sociali sia legato a un fattore culturale, abbiamo abbandonato la filosofia della physis da quel dì, e qui ancora una volta non c'entra l'ideologia e occorre un passo in avanti più razionale. E' ovvio per es. che il fascismo avesse caratteri di, si direbbe oggi, omofobia, perché si era negli anni Trenta, perché tutto il mondo occidentale in quel periodo mostrava di pensarla così, comprese le democrazie liberali e le dittature socialiste. Il discorso può farsi analogamente sottoculturale, secondo i casi e su questo punto a livello di valori cosiddetti medi, c'è bisogno di fare ancora chiarezza.
26 giugno

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C'è un contagio tipo Ebola che fa foto arcobalenate. O è un virus?

I grandi intellettuali sono sempre ambivalenti, bisogna saperli leggere. Per fortuna ogni generazione rilegge tutta la cultura precedente sbaragliando il tavolo da gioco.
(ma come mi vengono? :-D)

Che figura De Luca... E vuole anche ricorrere contro la sospensione!

Però, quando è tale, nemmeno va bene la retorica circolante dell'amore. Si ama una o due volte al massimo nella vita, la sessualità ha una sua autonomia. Se aspettate il grande amore romantico state freschi!
27 giugno

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In venticinque anni di carriera ha pubblicato tre libri, nessuno dei quali ha destato il minimo interesse: il primo sull'opera (Boito e la leggenda del Faust: la genesi di Mefistofele), il secondo sulla visione mistica come eros (La visione di Riccardo di San Vittore), il terzo su Wordsworth e la storia (Wordsworth e il fratello del passato).
[...]
Non provando alcun rispetto per la materia che insegna, non riesce a lasciare il segno sugli studenti."
( J. M. Coetzee, Vergogna)

Ma perché ho sempre questa mania socratica di discutere con tutti? Devo essere più selettivo.
28 giugno

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Il tardo Platone ha affidato il superamento del dualismo a lezioni orali (ἄγραφοι συνουσίαι) nell’ambito esoterico dell’Accademia. Ne consegue la continuità gerarchica dell’essere a discapito della dicotomia sensibile/intelligibile presente essotericamente nei dialoghi precedenti. Se da una parte questo lo avvicina incredibilmente a Plotino e al neoplatonismo, dall'altra è difficile stabilire che cosa nel Platone esoterico, per come ci è giunto, sia attribuibile al pensiero platonico e quanto invece all’interpretazione degli allievi, a cominciare dallo stesso Aristotele. Di più: nella VII Epistola (sempre ammesso che sia di Platone: Edelstein la trova eccessivamente politicizzata – in senso praticistico - per ritenerla autentica) la verità come esperienza interiore è incomunicabile sia per iscritto sia a voce ὧς ἄλλα μαθήματα.
Così, tanto per di’ ‘na cosa.
Ma magari a proposito della buona/cattiva/pessima/nessuna scuola.
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Ci sono sedicenti poeti stonati come campane; e dal lessico orribile, e non sanno niente di metrica (italiana, eh! figurarsi di metrica classica), mi fanno pena. Ma poi di 'sti tempi che pensate di concludere con la poesia? vi credete Ungaretti!
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perch'e' fuor greci, forse del tuo detto
29 giugno
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In settimana avrà probabilmente luogo una verifica proustiana, a confermare la regola. Un personaggio secondario della Recherche, c'est tout.
Odette de Crécy. 

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Ὄχι!
con spirito dolce (ma dal 1968 non usano più spititi e quasi neppure accenti)

ESERCIZIO N. 80
Tradurre la seguente conversazione:
- Buongiorno, signora. Desidera qualcosa?
- Buongiorno a lei. Quanto costa un chilo di arance?
- 10 dracme queste, che sono più belle; quelle, invece, 6 dracme e mezzo.
- Sono care, sa? Costa ogni giorno di più, questa frutta…
- Non tutta la frutta, signora: solo le arance, che in primavera scarseggiano. Le mele (la loro stagione comincia adesso) sono molto più a buon mercato.
- Allora compro 1 chilo e mezzo di mele, e mezzo di arance: quante (ce ne) sono?
- 7 mele e 3 arance, signora. Desidera altro?
- Sì: un paio di banane e una dozzina di uova.
- Eccole quanto desidera. Nient’altro?
- Solo il conto: quanto fa?
- Le arance 5 dracme, più 6 dracme le mele, fanno 11 dracme; più 24 dracme le uova, 35; più 7 le banane, 42. Sono 42 dracme, signora; meno 3 che le devo da ieri, fanno 39 dracme.
- Eccole due pezzi da 20: ha il resto?
- Sì, signora: 50 centesimi, quattro pezzi da dieci e due da 5. È giusto?
- Benissimo. Arrivederla.
- Arrivederla, signora.
(Filippo Maria Pontani, Grammatica del greco moderno, Volume secondo, Esercizi, Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1968, pp. 42-43)
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Albertine Simonet.
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Che cos'è la poesia? Dirò alcune cose risapute ma si vede non per tutti, quindi è il caso di fare un minimo di punto della situazione.
La poesia è soprattutto MUSICA, e cioè ritmo, metrica, non necessariamente quella tradizionale ma si sente quando un autore, pur se in versi liberi, ce l'ha comunque presente. C'è un rigore ritmico, voglio dire, anche nei versi cosiddetti liberi. Personalmente ho una particolare stima dei poeti che non disdegnino la metrica tradizionale.
Poi la poesia è: LINGUAGGIO CONNOTATIVO.
E' importantissimo il lessico che si sceglie, il sole non deve essere giallo né l'erba verde perché sono già così nella realtà, mentre occorre uno stravolgimento del senso comune delle parole, è necessaria la follia combinatoria di termini e sensi non usati nella vita di tutti i giorni. Per es., "Il gelsomino notturno" di Pascoli è un bell'esempio in tal senso.
Quindi niente cuore, amore (a meno che non si tratti di Saba), fiore, sole, cielo, rosa, e altre leziosaggini infinite, completamente inutili. Altrimenti non arriva niente di quello che si vorrebbe dire.
Sarebbe dunque impensabile che un poeta non conoscesse la metrica, come se un musicista non sapesse leggere le note musicali.
Inoltre è necessaria una preparazione culturale specifica, che implica la conoscenza di TUTTI i poeti italiani di ogni epoca, specialmente di quelli contemporanei. E di conseguenza anche sapersi orientare nelle maggiori linee della letteratura critica, altrimenti non si capisce nulla di quello che si sta facendo.
Nel web, ma non solo, c'è un'inflazione di Merini, per es.: che si andava a spendere i due milioni che aveva vinto a un premio letterario in grandi alberghi, per poi ritornare nella sua catapecchia: non c'è dubbio che vi sia grandezza in questo, ma trovo che sia alquanto sopravvalutata dai lettori evidentemente non abituali di poesia.
Conoscere TUTTI I POETI, anche quelli naturalmente delle maggiori letterature europee e anche quelli classici, greci e romani. Possibilmente in lingua originale, soprattutto questi ultimi.
- Ecco un minimo di bibliografia:
Berardinelli, Alfonso, Poesia non poesia
Bisutti, Donatella, La poesia salva la vita
Ferroni, Giulio, Prima lezione di letteratura italiana
Mandel’štam, Osip, Sulla poesia
Pecora, Elio, Poesia italiana del Novecento
Sica, Gabriella, Scrivere in versi
Siciliano, Enzo, Prima della poesia

30 giugno