Nel dialogo tra il principe Klaus Heinrich e il poeta Alex Martini in Altezza reale di Thomas Mann (al capitolo intitolato L'alta missione) risalta l'attualità della problematica al punto che quella pagina sembra scritta per l'oggi. Lo stesso Klaus Heinrich resta turbato dalle risposte di Martini, perché le sente stranamente affini alla propria condizione.
lunedì 15 maggio 2017
sabato 13 maggio 2017
mercoledì 10 maggio 2017
10 maggio 2017
Ho sempre scritto poesia, narrativa dapprima vicina a certo divertito maledettismo o, come si diceva, gelidamente/"d'annunzianamente" lussuriosa o saggistica (o tiepidamente, in anni molto giovanili: o anche caldissimamente, ma tanto valeva vivere al di fuori dell'opera) ma questo Ultimo Virgilio è diverso dalle altre mie cose, un po' come, si parva licet, la Germania nella produzione tacitiana. Insomma ho voluto, anche, dimostrare che una lepidezza del vivere frivolo, per certi aspetti, nonostante una certa qual pesanteur lamentanta in primo luogo da me, non contraddice il possedere dottrina in specie su una materia che mi è intimamente congeniale fin da quando ero liceale. Un giorno molto lontano, per amor di Tiziano, scriverò un libro sull'Amor Sacro, magari con l'imprimatur (non poniamo limiti; poi che importa l'imprimatur?). Intanto, questo Virgilio è un unicum forse, anche se ho messo da parte un altro lavoro sulle antichità classiche che riprenderò presto, ma dopo aver finito un'altra cosa che nel frattempo stava e sta premendo. ΣΔΦ
sabato 6 maggio 2017
martedì 2 maggio 2017
2 maggio 2017
Oggi,
trovandomi tra le mani, come accade, La nascita della tragedia di Nietzsche,
in cui il filosofo tedesco, come si sa, ha scritto cose definitive sull’argomento,
ho trovato singolari analogie di metodo col mio Ultimo Virgilio. Insomma mi
sono riletto, senza rileggermi, attraverso La nascita della tragedia. Vi
sembra forse eccessiva mancanza di modestia da parte mia? Ma considerando la
presunzione circolante, a me l’assonanza è venuta facile a sto punto. Se tanto
mi dà tanto. Il che non è poi così lontano dal vero (dei nostri anni, s’intende).
lunedì 1 maggio 2017
1° maggio 2017
Sono contento. Uno stato d'animo più indeterminato, simile alla felicità, che per definizione non ha un particolare oggetto specifico. Una specie di ritorno a uno stato di natura, prossimo alla felicità rousseauiana, utopica - naturalmente - ma non per questo è uno stato d'animo da non viversi nel momento in cui sopraggiunge.

domenica 30 aprile 2017
sabato 29 aprile 2017
domenica 5 febbraio 2017
“Eugenio, romanzo (Werther), frammenti”
![]() |
| Louis Aragon |
Le Memorie
del primo amore costituiscono un frammento del romanzo che Leopardi voleva
scrivere, ma che non ha mai scritto, insieme alle Memorie della mia vita contenute nello Zibaldone e a varie altre prose sparse, soprattutto Storia di un’anima avente per
protagonista Giulio Rivalta.
La questione di un Leopardi romanziere è stata
affrontata per la prima volta da Manlio Torquato Dazzi, poi ripresa da Giuseppe
De Robertis (Saggio sul Leopardi,
Firenze, Vallecchi, 1973, pp. 137-140). Per la verità, Dazzi decideva alla fine
per un Leopardi non romanziere. E se per romanzo si intende qualsiasi testo
narrato, comprendendo con questa etichetta il genere dell’autobiografia o della
biografia o qualsiasi altro testo dove sia possibile riscontrare personaggi che
agiscano attraverso lo sviluppo di un’azione, questo romanzo leopardiano esiste
in nuce, in quanto ricostruibile, in
modo inevitabilmente arbitrario, se si assemblassero i frammenti di cui si è
detto. De Robertis, pur riconoscendo la suggestione del tentativo di Dazzi,
privilegia i Canti come reale
autobiografia sublime elaborata dal poeta. Ma l’intenzione di cimentarsi con
una narratività specifica nell’ambito del genere letterario è attestata da
Leopardi stesso nel lunghissimo elenco dei disegni letterari che ci ha
lasciato, dove è rintracciabile espressamente l’espressione:
“Eugenio, romanzo (Werther), frammenti”.
Si trattava dunque di un progetto di romanzo che
prendesse a modello Goethe e avesse carattere di frammentarietà. In
alternativa, abbiamo il titolo Storia di
un’anima. Fatto sta che questo romanzo non c’è come opera compiuta
dell’autore e, anche laddove si volesse considerare romanzo un testo narrato
(con personaggi) che si limitasse allo sviluppo di un presupposto teorico o
opera aperta, esso esiste solo implicitamente in quanto sottoposto all’arbitrio
tutto sommato illegittimo di un ipotetico curatore. L’esperimento effettuato da
Plinio Perilli e intitolato Storia di
un’anima (a nome di Giacomo Leopardi, Roma, Carlo Mancosu Editore, 1993)
potrebbe essere il romanzo leopardiano – utilizzando ampi stralci pure
dell’epistolario – ma con quali risultati estetici? Certo non convincenti, a
meno che non ricorriamo alla scivolosa categoria dell’antiromanzo e allora
sarebbe possibile acquisirlo nella discussione, ancora prematura all’epoca di
Leopardi (anche se il Fermo e Lucia
di Manzoni frattanto nel 1823 veniva a costituirsi quale laboratorio stimolante
e autoriflessione sul genere nascente quantomeno per la successiva redazione de
I promessi sposi) ma, daccapo, sempre
relativamente a un’opera che Leopardi non ha fatto.
Il che non vuol dire che non volesse comporla né
che l’antiromanzo non esista in nuce.
Sottotitolare con l’etichetta “romanzo” opere che non lo siano strutturalmente
sotto il profilo di una rigida canonizzazione - ormai non più necessaria, da
tempo – è diventata la risposta a un’esigenza di tipo commerciale, come fece
già Louis Aragon nel 1921 inserendo direttamente nel titolo l’etichetta: Anicet ou le panorama, roman.
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