Di fronte all’invidia
altrui non si sa mai come regolarsi. In linea di massima, l’invidia va
ignorata. Forse perché è un sentimento subdolo - degradante per primo per chi
lo prova, ma cazzi suoi, - non lo capisco in quanto non lo provo, e siccome non
lo provo mi è pure difficile riconoscerlo negli altri. Ma certamente non mi
abbasso a tanta inferiorità d’animo da elaborare un comportamento sullo stesso
piano che dovrebbe presupporre in primo luogo un dialogo su una parità di livello
che non riconosco. Se mi si estorce tale parità (la vita è fatta di tanti casi
e contesti e situazioni, che magari succede anche questo) non ha alcun valore e
resta il fatto che è stata estorta e quindi bella forza! non c’è stato nessun
mio riconoscimento: dove risulterebbe? Posso tutt’al più, di rado, provare
ammirazione ( sono abbastanza nobile da non andar elargendo ammirazione a tutto
spiano), che è un’altra cosa e quando c’è è un piacere esternarla. Oppure mi
regolo al momento: se la persona mi è simpatica (esistono invidiosi simpatici?
talvolta; è un ossimoro ma la vita è piena di contraddizioni) arrivo anche a
simulare una parità di grado e la cosa perfino mi diverte e la prendo come un
esercizio dialettico o teatrale. Tanto non era vero niente, almeno da parte
mia, soprattutto là dove ogni parlare è vano. Altrimenti, se mi è antipatica,
dipende dalle circostanze: o arrivo alla guerra aperta, che tuttavia deve
essere degna di venire combattuta: talora lo è; non mi dispiace litigare; ma
bisogna scegliersi un nemico valoroso, se no non ne vale la pena; oppure,
ignoro e passo oltre. E la maggioranza delle persone che incontriamo quotidianamente,
compresi i simulacri vagolanti per questo social, sono qualcosa che deve essere
superato. In linea di massima, je m’en fiche.
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