venerdì 19 ottobre 2012

Flash-back nel flash-back



Stepan Vladislavovič Bakalovič, Circolo di Mecenate
Mosca, Galleria Tret’jakov, 1890



Perché non ammettere, secundum Aelium Donatum, che il II libro inizi con Postquam res Asiae che è l’incipit del III e il III con Conticuere omnes che è l’incipit dell'attuale II? Sappiamo per giunta che l’ordo stabilito nel primitivo progetto virgiliano – dopo la stesura in prosa e, secondo una tradizione, scegliendo pochissimi versi tra i molti dettati di mattina, per un totale di non più di tre esametri al giorno - non doveva rispettare una consequenzialità temporale in senso stretto. Il III libro in modo particolare, più pieno di incoerenze e puntelli, rimasto più degli altri quasi allo stato di abbozzo e irrisolta provvisorietà, era stato ideato «perché costituisse l’inizio dell’opera, fu poi spostato in questa sede perché il poema, alla maniera omerica, avesse inizio ex abrupto, in medias res e il racconto, quindi, conseguisse maggiore rilievo, con più vivo effetto drammatico: così le peregrinazioni e i viaggi di Enea dopo la distruzione di Troia non risultavano più esposti secondo l’ordine cronachistico, cioè secondo la successione cronologica (in aderenza alla vecchia tecnica usata dai poeti ciclici greci e dagli annalisti romani), ma retrospettivamente (Fabio Cupaiuolo, Storia della letteratura latina, Napoli 1994, p. 197)».  
A sentire Lucio Vario secondo quanto è attestato da Elio Donato, che trae la notizia dal grammatico Niso che a sua volta è però testimonio di seconda mano, sarebbe corretto che il I libro si concludesse come è stato finora con la richiesta di Didone a Enea di narrare le sue “insidie” fin dall'inizio (I, 753-754: Immo age, et a prima, dic, hospes, origine nobis / insidias), ma poi seguirebbe nel II libro (invece dell’attuale III) il racconto ex abrupto da parte di Enea dell’incontro con lo spirito di Polidoro fino alla morte di Anchise. Il poema continuerebbe con un flash-back nel flash-back lungo quanto il III libro (l’attuale II, v. 1: Conticuere omnes intentique ora tenebant ) e il resoconto della distruzione di Troia alla regina fenicia e agli astanti silenziosi e attoniti per poi arrivare al dramma e al suicidio di Didone nel IV, come è tuttora. È un’attestazione di terza mano presente in Donato, ma niente la contraddice. Anzi, se è stato reinserito il III al posto del II dopo l’edizione di Vario e Tucca, allora sono da considerare virgiliani, come vuole la stessa fonte, i primi quattro versi del libro I in modo da premetterli integralmente al tradizionale Arma virumque (I, 1) così da ottenere (I, 1-5), senza soluzione di continuità:

Ille ego, qui quondam gracili modulatus avena
carmen, et egressus silvis vicina coëgi
ut quamvis avido parerent arva colono,
gratum opus agricolis, at nunc horrentia Martis
arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris

e L’Eneide risulterebbe concepita secundum Vergilium non in sequenza lineare-progressiva di tipo cronachistico ma con salti in avanti e all’indietro che rendono il poema più moderno di quello che si direbbe.


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