La verità non è riducibile a un solo aspetto della coincidentia
oppositorum, che per sua natura non è scioglibile. La situazione
spirituale del Magistero – che non è mai superiore alla parola di Dio -
salvo eccezioni che confermano la regola istituzionale, non si presenta
attualmente come un circolo virtuoso. Con questa affermazione non intendo negarle
sacralità: anche la sua situazione è circolare, poiché, come ogni processo
interpretativo, nulla è ricevuto come comprensione immediata. Inseriti in un
sistema di pre-concetti, ciò che dobbiamo comprendere è già ontologicamente
compreso. La questione è politica: si tratta di discutere i preconcetti senza
intaccare la struttura ontologica di una comprensione euristicamente efficace.
Diego Fusaro svolge una
critica radicale alla postmodernità liquida e all’omologazione culturale,
segnata simbolicamente e fattivamente dall’evaporazione di un cristianesimo
autentico. Quel cristianesimo capace di opporsi alle derive consumistiche e
secolaristiche in atto non è una fede passiva, ma un atto di coraggio
filosofico e politico: una scelta eroica della verità contro la dissoluzione
dei valori. In questo senso, il suo pensiero si intreccia con l’opera di Pier
Paolo Pasolini, soprattutto con Teorema (1968), analizzato ne La fine
del cristianesimo. La morte di Dio al tempo del mercato globale e di Papa
Francesco[i].
Il film, con la sua forza perturbante, denunciava la crisi profonda della
società borghese, mettendo a nudo la degradazione dei legami umani e spirituali
tramite l’irruzione di una figura sacrale - l’Ospite - che sconvolgeva la vita
di una famiglia apparentemente perfetta. La scristianizzazione, che Fusaro e
Pasolini percepiscono come un vuoto culturale e spirituale, si è intensificata
nell’era di Bergoglio, in netto contrasto col breve pontificato di Ratzinger.
Mentre Ratzinger tentava di difendere la tradizione ponendo un argine alla
secolarizzazione aggressiva, Bergoglio ha favorito una decostruzione continua del
cristianesimo storico, aprendo al rischio di un sincretismo che diluisce
l’identità e la radicalità della fede.
La fine del cristianesimo mostra così una realtà che, pur apparendo apocalittica, è quella in
cui viviamo. I fondamenti della società – valori, costituzioni, identità
statali – vengono progressivamente erosi dal turbocapitalismo, dove consumismo
e mercificazione orientano ogni scelta. Come ricordava Costanzo Preve[ii],
ogni fondamento è rimosso a vantaggio della merce. Nemmeno la sovranità dei
singoli Stati può sottrarsi a queste logiche; e lo stesso messaggio evangelico
sembra adattarsi perfettamente all’industria culturale, perdendo la sua
funzione critica
È il trionfo della dittatura del relativismo,
contro cui Ratzinger aveva cercato invano di mettere in guardia. In questo scenario,
l’aforisma 125 de La gaia scienza di Nietzsche prefigura un uomo
occidentale condannato a vivere nel nihil, incapace perfino di formulare
le domande fondamentali. Fusaro connette questa profezia alla letteratura,
trovando in Dostoevskij un riflesso del nichilismo nascente: Stavrogin nei Demoni
incarna la condizione dell’uomo moderno, prigioniero del vuoto; mentre il
principe Myškin nell’Idiota
rappresenta la resistenza a questo nichilismo, pagata col marchio
dell’“idiozia”. La grandezza della letteratura sta proprio qui: nel rivelare
ciò che il mondo rimuove - la possibilità di interrogarsi sull’essere, sulla
libertà, sulla finitudine - in un’epoca dominata dal nulla apparente.
Già in La notte del mondo. Marx, Heidegger e il
tecnocapitalismo[iii]
Fusaro osservava che la morte di Dio segna l’insensatezza di un mondo dominato
dalla tecnica autoreferenziale come unico criterio di valore. “La Technik
è la metafisica realizzata e, insieme, la metafisica è la Technik prefigurata”[iv].
L’uomo, ridotto a oggetto di calcolo, perde la propria autenticità: non è più
pienamente consapevole della propria esistenza, ma diventa parte di una catena
di prodotti e processi sociali, passivo e anonimo.
L’eresia luterana - nella
sua essenza – inaugurò un nuovo mattino di progresso denunciando della
corruzione di Leone X. Nella storia, le eresie hanno spesso spinto avanti la
ricerca della verità. Il protestantesimo è stato a lungo, è in parte ancora è,
all’avanguardia teologica: il pensiero cattolico del Novecento, con mirabile
destrezza politico-teoretica, ne ha assorbito alcuni punti per neutralizzarne
la carica, riconoscendolo infine altro da sé proprio a partire dalle identità
acquisite. Come sempre: ciò che oggi è eretico, sarà domani dogmatico.
Soltanto una chiesa eretica potrebbe spezzare il circulus
vitiosus; ma, nel farlo, dispererebbe radicalmente di custodire la
verità.
11 dicembre 2025
[ii] Storia del marxismo, 2007.